Soriano nel Cimino – “L’eco della tua voce nelle aule non ci lascerà” (fotocronaca).
Semplici e toccanti parole quelle pronunciate con estrema commozione da una delle alunne di Leonello Catalani, il professore scomparso a novembre e trovato morto il primo dell’anno nelle acque del lago di Vico, impigliato tra un fitto canneto in prossimità della riva.
I funerali, officiati da don Enzo Celesti insieme al vescovo Romano Rossi, si sono celebrati nel duomo di Soriano nel Cimino. A salutare il 54enne una folla immensa tra studenti del liceo in cui insegnava, colleghi, amici e semplici conoscenti che hanno voluto stringersi attorno alla famiglia in questo grande giorno di dolore.
Dentro e fuori dalla chiesa tanti ragazzi a cui Catalani ha dedicato parte delle sue giornate. C’era anche chi, per salutarlo in maniera speciale, ha indossato delle fasce con la scritta “grande dentro”. Il momento più toccante della cerimonia è stato quando un’alunna di Catalani ha preso la parola e dall’altare ha dato sfogo ai suoi pensieri. “Per noi – ha detto la giovane – è stato e resterà sempre un grande esempio da seguire.
La morte non cancellerà mai il suo ricordo che resterà indelebile. Continueremo a pensarlo e l’eco della sua voce non abbandonerà mai le aule e i laboratori in cui eravamo abituati a vederlo“.
Quindi l’omelia del vescovo Rossi che si è soffermato sull’imprevedibilità della vita. “La morte – ha detto – fa soffrire e, a volte, ci mette di fronte a misteri assurdi. Oggi è l’ultima missione del professore e l’ultimo dialogo con i suoi alunni e colleghi. Il suo silenzio ci permette di riflettere e a me tocca il compito di dare voce al testamento spirituale di una persona pur non avendone mandato. Ho timore a parlare, ma so che vorrebbe rivolgersi ai suoi ragazzi, la maggior parte dei quali, in questo momento si trova ora di fronte al primo contatto ravvicinato con la morte”.
Intense le parole sul senso dell’esistenza umana. “Il professore ci dice che la vita dell’uomo è strutturalmente un dramma. Non una tragedia, ma un dramma. Spesso siamo colti da sorprese o gesti che ci spiazzano, ma a cui dobbiamo far fronte. Non ci sono certezze e dobbiamo saper affrontare questa condizione. Grazie a lui oggi riflettiamo su certi aspetti, anche se avremmo preferito farlo in circostanze sicuramente diverse”.
Poi la speranza nel futuro. “Guardare la vita negli occhi può spaventare, ma dobbiamo avere il coraggio di farlo. I giovani devono capire che la vita non è un dramma e che, anzi, possediamo il segreto per proteggerla. Noi avremmo deciso per una vita banale e senza rischi. In realtà non abbiamo avuto la possibilità di farlo e ci è stata data una vita in cui è possibile scivolare nel dramma ma che potrebbe anche essere aperta a sconfinate meraviglie”.
Puntato sulla bara, ricoperta di fiori in mezzo all’altare, lo sguardo della madre di Catalani e quello dei fratelli che lo hanno accompagnato in questo ultimo viaggio insieme alla gente che ha partecipato in massa alla cerimonia.
I familiari dell’architetto 54enne hanno deciso di farlo cremare.










