Viterbo – Sciopero. Notifiche. Giudici incompatibili.
Il processo Asl è saltato e continuerà a saltare. La tre giorni di astensione dei penalisti è stata l’impedimento minore, stamattina, quando si è tentato – invano – di aprire il dibattimento sui presunti appalti truccati alla Asl viterbese. Ventinove imputati quasi tutti assenti stamattina.
L’udienza sarebbe slittata comunque per le solite notifiche mai arrivate a destinazione. Ma ad allungare i tempi sarà soprattutto il problema della terna giudicante.
Sono già cinque i magistrati del tribunale di Viterbo dichiarati incompatibili: Silvia Mattei e Rita Cialoni, che hanno svolto funzioni di gip durante le indagini; più Eugenio Turco, il got Filippo Nisi e il presidente del tribunale Maurizio Pacioni, tutti parte del collegio che dovrà decidere sul procedimento a carico di due ex dirigenti delle asl di Rieti e Roma H per tangenti.
Non sarà facile comporre il collegio. Nell’imponente carteggio che raccoglie tre anni di inchiesta in quaranta faldoni, c’è forse la mano di tutti i giudici del settore penale. L’unica speranza è pescare tra i magistrati del civile.
L’indagine nasce tra il 2009 e il 2012, in relazione alla gestione Aloisio 2006-2009. Un pachiderma dapprima spezzato in due tronconi saldati dal gup in un unico procedimento.
Il primo riguarda gli appalti informatici e telefonici della Asl affidati in cambio di presunte tangenti. Filone per il quale più di un indagato, colto sul fatto, ha già patteggiato.
L’altra tranche riguarda sempre la cessione di appalti al “miglior offerente”. Ma stavolta la contropartita non sarebbe stata una pioggia di tangenti, bensì consenso politico.
In qualche caso, le due anime dell’inchiesta si intersecano: nell’affidamento del servizio di manutenzione e fornitura dei sistemi informatici della Asl all’azienda Isa, i magistrati ipotizzano un ritorno sia per Selvaggini che per Aloisio. Per il primo in termini economici. Per il secondo tramite “appoggi e finanziamenti al partito di riferimento dell’Aloisio”, com’è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini. Partito identificabile nella Margherita e, quindi, nel Pd.
Lo stesso succede nella turbativa d’asta contestata, ancora, a Selvaggini, Aloisio e all’imprenditore della Italbyte Tommaso Rossi (uscito dalla vicenda col patteggiamento). A Rossi va un appalto per la fornitura di materiale informatico per il triennio 2008/2010 a 680mila euro annui. Soldi a Selvaggini, per la precisione 2mila euro al mese in contanti, e per Aloisio, i soliti “appoggi elettorali e finanziamenti al partito di riferimento”.
Fatti, questi ultimi, risalenti al 2007. Praticamente già prescritti o quasi per la prossima udienza del 16 aprile.




