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Viterbo – Si festeggia, si fa per dire, oggi 27 gennaio 2014 l’abbandono trentennale di palazzo Calabresi. Un edificio prestigioso, situato in pieno centro storico di Viterbo, accanto al palazzo comunale, con affaccio sulla centralissima via Roma. Sembra impossibile ma è così: abbandonato al degrado, o meglio, a un vergognoso sfacelo da trent’anni.
Questo grande e importante palazzo nel 1875 contava 37 stanze disposte su quattro piani, nel 1934 fu parzialmente espropriato dall’ufficio tecnico comunale per consentire la nuova costruzione dell’edificio delle Poste. Dopo il pesante taglio rimasero “soltanto” 19 stanze sempre su quattro livelli.
Ultimi proprietari furono Angela Bevilacqua, moglie di Cesare Capotondi Calabresi morto nel 1885, e suo figlio Renato nato dall’unione in seconde nozze, nel 1887, con il pittore Pietro Vanni.
Renato era stato nominato erede universale con la clausola però che se non avesse avuto figli tutti i suoi beni sarebbero diventati di proprietà dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo. E cosi, infatti, avvenne: Renato Vanni morì a Roma il 26 ottobre 1950 dopo un’infelice esistenza e senza lasciare legittimi discendenti.
Di conseguenza palazzo Calabresi, dopo un lungo e articolato contenzioso con l’usufruttuario, a seguito di una costosa transazione, divenne di proprietà dell’ospedale viterbese che lo cedette poi all’amministrazione comunale di Viterbo.
Sembra che oggi l’intero complesso, dopo i restauri della facciata e degli interni fatti a spese dell’amministrazione comunale con tanto di inaugurazione fatta il 5 novembre 1999, sia diventato di proprietà della regione Lazio.
Una grande vergogna per l’intera comunità viterbese e una mancanza di rispetto per la famiglia che lo ha voluto donare in beneficenza.
Silvio Cappelli





