- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Abbiamo risolto al cento per cento tutti i fatti di sangue”

Condividi la notizia:

Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti

Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti

Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti
Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti
Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti

Paolo Esposito con i suoi difensori Enrico Valentini e Mario Rosati

Paolo Esposito con i suoi difensori Enrico Valentini e Mario Rosati 

Ala Ceoban

Ala Ceoban 

Attilio Manca

Attilio Manca

 

Civita castellana - L'incendio al Maury's

Civita Castellana – L’incendio al Maury’s 

Civita castellana - L'incendio al Maury's

Operazione El Dorado - Gli uomini arrestati nella Tuscia

Operazione El Dorado – Gli uomini arrestati nella Tuscia

Avvocati in aula per il processo Cev

Avvocati in aula per il processo Cev 

Il carcere di Viterbo a Mammagialla

Il carcere di Viterbo a Mammagialla 

Viterbo – “Abbiamo risolto al cento per cento tutti i fatti di sangue degli ultimi cinque  anni. Molti proprio nel 2013”.

Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti traccia un bilancio positivo dell’anno appena trascorso. Sul fronte degli omicidi, il 2013 ha visto la chiusura dei più noti casi casi viterbesi: dal giallo di Gradoli all’omicidio Rizzello. Passando per i due ergastoli per la rapina finita nel sangue in casa di Ausonio Zappa, l’82enne fondatore dell’Accademia di belle arti di Milano e Viterbo.

“I fatti più eclatanti sono stati chiariti – spiega il procuratore -. L’ultimo pochi giorni fa, quando abbiamo trovato il corpo del professor Catalani. Tutto fa pensare a un suicidio, anche se l’autopsia sarà determinante. Ma a livello generale, abbiamo avuto importanti conferme alle nostre indagini in tutti i gradi di giudizio”.

Come valuta la sentenza della Cassazione sul giallo di Gradoli? Di fatto conferma la sentenza d’appello: ergastolo per Paolo Esposito, otto anni per favoreggiamento ad Ala Ceoban.
“Personalmente trovavo più vicina alla realtà la sentenza di primo grado che quella d’appello. Ergastolo a entrambi con premeditazione. Ma poco cambia. Piuttosto ci resta il forte dubbio che Esposito sia stato aiutato da altre persone”.

Persone già indagate?
“Non necessariamente. Non abbiamo identificato possibili favoreggiatori. E’ solo un sospetto: non credo che Esposito e Ala possano aver fatto tutto da soli. Credo che siano stati aiutati. Non materialmente, anche solo a livello organizzativo o di semplici consigli. Per me c’è gente che sa di più”.

Indagini in questo senso c’erano state. Una era quella sul pick-up presumibilmente usato per trasportare i cadaveri di Elena e Tatiana Ceoban. Ma ormai è tutto archiviato.
“L’abbiamo aperta troppo tardi. Sono rammaricato di aver trovato il pick-up un anno dopo, forse anche di più… ci ha impedito di reperire tracce potenzialmente preziose”.

Ritiene ancora possibile una confessione di Paolo Esposito o Ala Ceoban?
“Di Ala non lo so, non credo. Dal punto di vista giudiziario avrebbe più interesse Esposito ad avere un comportamento di ravvedimento, perché nell’esecuzione della sentenza potrebbe acquisire benefici che, altrimenti, non gli sarebbero riconosciuti”.

Come spiega il fatto che non abbiano mai vacillato?
“Ala sì. Agli atti del fascicolo processuale c’è un ufficiale di polizia giudiziaria che riferisce alcune esternazioni rese da Ala nell’immediatezza dell’arresto. Lei dice: “Io non c’entro niente. Quando sono arrivata mia sorella era già morta”. Giustamente queste dichiarazioni non sono utilizzabili a fini processuali, però esistono. Agli occhi dei giudici popolari, certe esternazioni possono escludere la premeditazione da parte di Ala e far pensare a un aiuto che lei ha dato a Esposito dopo il ritrovamento dei cadaveri. I giudici popolari possono anche restare impressionati da questa dichiarazione a favore di Ala e ritenere quindi il favoreggiamento e non il concorso nell’omicidio. Io resto della mia idea originaria: l’omicidio è stato premeditato. Ma più importante ancora era che fosse riconosciuto l’omicidio, al di là della premeditazione”.

Un altro omicidio che ritenete risolto è quello di Attilio Manca: omicidio colposo per cessione di droga. Ma la famiglia non è mai stata d’accordo.
“Rispetto i familiari di Manca e non voglio entrare in polemica, ma per noi la questione è chiusa. L’udienza preliminare inizierà a gennaio. Forse avremo la conferma di quello che a noi risulta chiaramente e cioè l’uso della sostanza stupefacente. Nessuna telefonata è sparita dai tabulati e le impronte sulle siringhe non sarebbero state rilevabili neanche nell’immediatezza dei fatti. Non mi parlate di Provenzano perché non mi risulta, né ci credo. Se vogliono riproporre la questione andassero alla procura nazionale antimafia. Viterbo non c’entra. Per noi il caso Manca non è più un caso”.

Sul fronte degli incendi, invece, i risultati non ci sono stati netti come in alcuni casi di omicidio.
“Purtroppo no. Ne abbiamo avuti parecchi e nessuno ha trovato soluzione. Si seguono tracce. Qualcuno è risultato colposo. Ma le indagini continuano per quelli dolosi. Scoprire chi ha dato fuoco e perché non è facile. Soprattutto per l’incendio al Maury’s le ipotesi sono le più svariate. Indaghiamo a tutto campo, ma è doloso sicuramente”.

Pensate a una possibile origine criminale?
“L’incendio doloso è sempre di origine criminale. Che però sia una crimine organizzato non c’è prova. A volte gli incendi sono vendette personali nei confronti del gestore del locale. Truffe alle assicurazioni. Non sempre è pizzo non pagato”.

Però la penetrazione criminale nel territorio viterbese è dimostrata da più indagini… Molte proprio di quest’anno.
“Il Viterbese è una zona di investimento di capitali. Il pericolo infiltrazione mafiosa esiste come in qualunque altra zona d’Italia dove si può investire. L’attività più pericolosa potrebbe essere quella dello scarico illecito di rifiuti, avendo a disposizione tante aree dove gli scarti si possono interrare. Ma noi siamo vigili. La forestale fa un ottimo lavoro. Non c’è un allarme particolare perché riteniamo che niente possa accadere all’improvviso. L’attenzione resta alta perché nel Viterbese i latitanti si vengono a nascondere e certe forme di malavita organizzata le abbiamo alle porte di Viterbo. A Latina o Tivoli le infiltrazioni della criminalità sono sotto il sole”.

Ma a Viterbo c’è traccia anche di un tipo di criminalità apparentemente lontana. L’operazione El Dorado ha portato alla luce un sistema di riciclaggio radicato in provincia, con un imprenditore di Canepina che aspirava ad affiliarsi a una cosca…
“Leggendo le carte, le cifre mi sono sembrate un po’ esagerate. Non so se gli indagati potevano disporre di certe somme da riciclare… Il fatto, poi, che un viterbese abbia aspirato ad affiliarsi alla ‘ndrangheta è sicuramente preoccupante. L’importante è che sia stato scoperto. Ma è un caso isolato”.

Come procedono, invece, le indagini sul traffico di droga?
“La droga sta aumentando. Aumenta di quantità. A livello locale, dagli arresti eseguiti quest’anno, abbiamo notato che si commerciano quantitativi maggiori rispetto a poco tempo fa”.

E quanto ai reati contro la pubblica amministrazione?
“Per ora sembra tutto tranquillo. Sembra. Ma anche lì è come le infiltrazioni: vigiliamo. La gente denuncia e noi indaghiamo”.

Che denunciano?
“Varie cose…”.

Per esempio?
“Niente di paragonabile ai grandi processi che abbiamo ora: Cev e Asl. Spero che non si presentino più disastri amministrativi come quelli. Ultimamente abbiamo avuto un’altra grande inchiesta, Genio e sregolatezza, approdata in aula da qualche mese e che coinvolgeva imprenditori e amministratori”.

Processi segnati dalla prescrizione, almeno il Cev e la Asl. Esattamente come quelli sui rifiuti. A Viterbo si risolvono i processi per i grandi fatti di sangue e i piccoli reati. Tutta la forbice ampia che sta nel mezzo, corruzione, concussione ecc., è destinata a prescriversi. Perché?
“E’ il sistema processuale che non può più andare avanti così. Va eliminata immediatamente l’udienza preliminare che non serve a niente. E’ con l’udienza preliminare che maturiamo i tempi della prescrizione”.

Basta questo a risolvere il problema?
“Oltre all’abolizione dell’udienza preliminare, vanno conservati i riti alternativi e tagliate le liste testimoniali infinite. La prescrizione c’è sempre stata, ma viene eliminata dall’esecutività della sentenza di appello. In Cassazione si deve ricorrere solo per vizi formali, non perché la Cassazione sia un terzo grado di giudizio”.

E’ d’accordo con chi propone di abolire la prescrizione?
“Assolutamente no”.

Perché? Se un reato è commesso, è commesso… Che senso ha farlo sbiadire con tempo?
“Anche del peggior nemico ci si dimentica col tempo. Non si può tenere in vita un processo a oltranza. Le piacerebbe rimanere a giudizio per dieci anni per un abuso edilizio? Perché potrebbe succedere anche questo, qualora fosse abolita la prescrizione… Non si possono tenere gli imputati sulla graticola a vita. La prescrizione rientra nell’ambito del giusto processo e i suoi tempi sono ragionevoli. E’ il codice che è inadeguato ai processi con più di tre persone. Già cinque-dieci imputati sono ingestibili. Equivale ad avere venti avvocati. Decine e decine di testimoni. Abolendo l’udienza preliminare si guadagnano almeno due anni. Perché le posso dire che abbiamo processi fermi in attesa dell’udienza preliminare di gran lunga oltre un anno. Noi li concludiamo e non si fissa l’udienza preliminare”.

Eppure dal punto di vista dell’organico non siete messi neanche tanto bene…
“Neanche tanto bene? E’ un dramma. Un-dram-ma. Se continua così, il sabato chiudo al pubblico. Ci manca tutto. Abbiamo una copertura di organico effettivo del 50 per cento. Se i dipendenti vanno in ferie, devo fermare le attività. Andiamo avanti con l’aiuto della polizia giudiziaria e col sacrificio di tutti i dipendenti, che fanno il doppio o il triplo del lavoro che dovrebbero fare. Servono cancellieri, assistenti giudiziari e commessi. In pratica tutti”.

Come si è creata questa situazione?
“Primo non ci sono i concorsi. Secondo hanno fatto un interpello per ricoprire posti al tribunale e io ho perso un paio di persone. Siamo in attesa di un interpello per le procure, sperando che qualcuno voglia venire alla procura di Viterbo”.

Cambiamo argomento: emergenza sovraffollamento delle carceri. Come pensa andrebbe affrontata? Riterrebbe efficace un’amnistia?
“Il problema è che sono aumentate le persone che devono andare in carcere. La gente ormai delinque anche per sopravvivere. Il numero di posti letto è inferiore alla richiesta. Noi facciamo di tutto per limitare la custodia cautelare in carcere. L’amnistia produce effetti limitatissimi nel tempo. Funziona per pochi mesi, ma non risolve. Non è una riforma strutturale. E’ un tamponamento a breve termine”.

Quindi?
“Quindi meno custodia cautelare in carcere, soprattutto laddove è necessaria per pochissimi giorni, quasi solo a scopo punitivo. A Viterbo non abusiamo della detenzione. In quasi tutti i casi il carcere è applicato perché è l’unica misura adeguata. Nel penitenziario viterbese ci sono pluriergastolani, numerosi condannati in via definitiva. Gente che ha fatto rapine. Omicidi. Sono finiti i tempi in cui si andava in carcere per un assegno emesso a vuoto”.

Come valuta l’intervento del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri in favore della detenuta “speciale” Giulia Ligresti?
“Bisognerebbe conoscere bene il contenuto delle telefonate… preferisco non commentare”.

E tutti questi magistrati in politica?
“Io penso che il magistrato, nel momento stesso in cui si espone politicamente, debba lasciare la magistratura. Eletto o non eletto, se si candida non è più imparziale agli occhi della gente”.

Alberto Pazienti che vuole fare da grande? I politici, in genere, rispondono “i nonni”… lei?
Io, se continua così, tra poco faccio il bisnonno… tra tre anni andrò in pensione.

Stefania Moretti


Condividi la notizia: