Viterbo – Ricorso al tar di Talete per la gestione dei dearsenificatori.
Impugnata da parte della società che gestisce il servizio idrico l’ordinanza emessa dall’amministrazione Michelini che impone la gestione di tre dearsenificatori in località Canale, a San Marino e a Rio Trai.
Talete non si tira indietro, ma chiede di regolamentare un processo che il presidente Marco Fedele definisce “illegittimo sotto il profilo della sicurezza sui posti di lavoro e sulla proprietà degli impianti che appartengono non al Comune ma alla Regione che quindi è l’unica a dare mandato sulla gestione”.
“Non ci sono conflitti con l’amministrazione di Viterbo con cui abbiamo rapporti costanti – dice Fedele -. Abbiamo impugnato l’ordinanza perché la riteniamo sbagliata in quanto, ancora oggi, i dearsenificatori in questione non sono stati collaudati e sono ancora gestiti dalla società appaltatrice che li sta costruendo. Al fine di garantire la sicurezza dei dipendenti della società che sono chiamati a intervenire sugli impianti stessi, occorre che la Talete riceva tutti i documenti attinenti alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Atti che abbiamo richiesto il giorno stesso dell’impugnazione dell’ordinanza e che ancora non ci sono stati trasmessi”.
L’ordinanza è stata emessa dall’amministrazione Michelini il 5 novembre scorso e notificata il giorno dopo. “L’ordinanza ci imponeva di gestire tre dearsenificatori, in località Canale, a San Martino e a Rio Trai. Dato che i documenti sulla sicurezza non ci sono ancora arrivati, abbiamo dato mandato a un avvocato di impugnare l’ordinanza al Tar in quanto il comune ci chiedeva di gestire qualcosa che non è di sua proprietà”.
Il 23 gennaio è fissata la camera di consiglio. “Abbiamo chiesto la sospensiva dell’efficacia dell’ordinanza per i profili di legittimità. Non vogliamo tirarci indietro sulla gestione degli impianti, ma vogliamo regolamentare il percorso da intraprendere. L’ordinanza è per noi illegittima perché gli impianti non sono ancora terminati, per un problema di sicurezza sui luoghi di lavoro, e in quanto datore, devo tutelare i miei dipendenti, prevenendo incidenti attraverso una piena conoscenza dello schema degli impianti e il piano di sicurezza. Infine perché il comune mi chiede di gestire qualcosa che non è di sua proprietà. Semmai me lo dovrebbe dire la Regione. Ecco quindi i motivi per cui siamo stati costretti a intraprendere questa strada”.
