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Sallupara bombardata, 70 anni passati invano

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Sallupara ancora rudere dopo 70 anni

Sallupara ancora rudere dopo 70 anni

Sallupara ancora rudere dopo 70 anni

Sallupara ancora rudere dopo 70 anni

Sallupara ancora rudere dopo 70 anni

Sallupara ancora rudere dopo 70 anni

Viterbo – Un cumulo di macerie, uno stato di trascuratezza, di disordine e di abbandono, è quello che rimane del cosiddetto “Stallone del papa”, proprio accanto alla chiesa di san Faustino di Viterbo, a settant’anni circa dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (fotocronaca).

E’ come se il tempo si fosse fermato. Sono passate circa tre generazioni di viterbesi, tra amministratori e amministrati, per fare poco o nulla. Sembra incredibile ma in piazza Sallupara la “ricostruzione” delle scuderie papali non è ancora arrivata.

Alla faccia della “città dei papi”. Ancora oggi, al suo posto, ci sono soltanto sporcizia, solitudine e silenzio, a due passi dal Museo archeologico della Rocca Albornoz.

In realtà nell’immediato dopoguerra, a seguito dei forti danneggiamenti subiti dai bombardamenti del 1944, il piano di ricostruzione ne aveva previsto la demolizione totale. Motivo: si voleva allargare la piazza antistante. Successivamente, a seguito di lungaggini burocratiche legate al passaggio di proprietà dell’immobile dal Demanio al Comune di Viterbo, non fu più possibile raderlo al suolo perché entrato a far parte dei beni tutelati dalle leggi in quanto di notevole interesse storico e artistico.

Lo Stallone del Papa fu costruito, secondo le fonti storiche, verso la fine del XV secolo (1481), come dipendenza della Rocca Albornoz. Ampie volte sorrette da ventiquattro grandi colonne in peperino per contenere fino a cento cavalli. Agli inizi dell’Ottocento l’immobile fu adibito a carcere e nel 1842 ci furono trasferite le prigioni pubbliche sino a quel momento situate in Piazza del Plebiscito.

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu usato come sede del Crn – Centro raccolta notizie della Dicat (Milizia per la difesa antiaerea territoriale istituita con Regio decreto legge del 18 febbraio 1930).

Fu distrutto dai bombardamenti aerei del 1944. Probabilmente tra altri settant’anni, nel 2084, se le cose a Viterbo non cambieranno realmente, verserà ancora in questo stato di grave degrado.

Silvio Cappelli


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