Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Crediamo di non poter evitare di far sentire forte la nostra voce sulla situazione paradossale che stanno vivendo i nostri territori per colpa del sommarsi degli effetti di questa terribile crisi strutturale con il fallimento più completo della politica.
Nella nostra Provincia, giorno dopo giorno, si perpetua il dramma di decine e decine di lavoratori della sanità convenzionata e dell’assistenza intensiva (Rsa) che sono costretti a lavorare senza percepire la retribuzione per mesi; e ciò mentre i datori di lavoro tentano di applicare contratti collettivi non sottoscritti dai sindacati confederali rappresentativi, e ancora più penalizzanti di quelli da noi sottoscritti, che sono scaduti ormai da un decennio, nel tentativo di scaricare sui lavoratori il costo di crisi (più o meno reali) e inefficienze della politica.
Questo dramma di centinaia di lavoratori significa depressione per i nostri territori, dato che significa incapacità di spendere anche per i propri bisogni; nel frattempo diminuiscono i livelli di assistenza, perché sempre più spesso importanti realtà assistenziali e terapeutiche del territorio cessano la loro attività.
Dunque, i cittadini sono costretti ad attendere liste di attesa interminabili, o a sopportare i costi personalmente, così nella sostanza negandosi il diritto alla salute assicurato dal servizio pubblico; intanto, i lavoratori non sono pagati, benché lavorino ed è importante che tutti prendano consapevolezza di cosa tutto ciò significhi: cosa succederebbe se a lavorare senza essere pagato fossi io? Tutti dovrebbero rispondere a questa domanda!
Ma ciò che è più grave è che una delle ragioni principali di questa situazione insostenibile è nel fatto che la maggior parte dei Comuni ha accumulato ritardi immensi nel pagamento dei contributi per l’assistenza dei pazienti ricoverati nelle strutture; si tratta assai spesso di centinaia di migliaia di Euro, che divengono milioni nella somma!
In altri termini, si sta chiedendo ai datori di lavoro di assistere i cittadini a proprie spese!
Salvo, poi, impedire agli imprenditori che vogliono investire nell’assistenza e nella sanità di fornire prestazioni sia pur a totale carico degli assistiti, che così sono privati anche del diritto di scelta, che non avrebbe costi per la comunità.
Ci sono nella nostra provincia strutture che hanno chiesto di poter svolgere attività di assistenza e cura con costi a totale carico degli assistiti, ma non hanno potuto investire (e creare posti di lavoro) per colpa di una burocrazia elefantiaca.
Ovviamente, divenendo questa situazione insostenibile, i datori di lavoro non pagano più i lavoratori; che si trovano così ad esser loro a sopportare i costi dell’assistenza ai cittadini…
I quali lavoratori, però, come cittadini sono obbligati a pagare tasse, concessioni, oneri tributi, senza che si tenga in alcun conto il fatto che non percepiscono i loro stipendi per colpa delle inadempienze delle Amministrazioni – che quando sono creditrici non ammettono neppure dilazioni…
Infine, i servizi cessano…e i territori sono sempre più poveri.
In tutto questo, non abbiamo ancora sentito pronunciare una sola parola dalla politica.
Fino a quando?
Cosa deve ancora succedere?
Angelo Sambuci Uil Fpl
