Viterbo – (p.p.) – “Stiamo bene, ora voltiamo pagina”.
Sono queste le prime parole di Primula Cencioni, la donna che si trovava a bordo dell’aereo Ethiopian dirottato dal copilota e costretto ad atterrare a Ginevra (video – video dentro l’aereo dirottato).
Con lei, sul volo, anche il marito Massimo Grazini, commercialista e un passato anche da assessore nella giunta comunale di Meroi, il fratello di lei Massimo e due amici, Giuseppina Rumori e Stefano Bernardi.
Ieri sera, alle 23, tutti sono rientrati a Viterbo mettendo fine a una storia che li ha visti drammaticamente protagonisti. Ora tutto è passato. La paura resta, ma progressivamente diventa solo un ricordo, perdendo di intensità.
“Stiamo bene – dice Primula -. Ora, voltiamo pagina”. Il viaggio di ritorno è iniziato alle 18 di ieri pomeriggio. “Ci sono stati un po’ di ritardi, ma è comprensibile, visto che eravamo in duecento. E’ andato tutto ok comunque e in tarda serata stavamo a casa”.
Per lei, coraggiosa e abituata a scalare montagne, il dirottamento del Boing 767 è già alle spalle. “Durante il viaggio, siamo precipitati tre volte – dice Primula ricordando quei momenti -. Le sensazioni vissute sono quelle di qualsiasi essere umano che si trova ad affrontare certe cose. Io però non sono una persona tragica e tendo ad affrontare di petto i problemi per superarli. E’ stata dura, ma la paura è rimasta circoscritta a quell’episodio. Non ti puoi portare dietro l’angoscia e non riprendere l’aereo. Non è da me, non fa parte del mio carattere. Se c’è da ripartire dopo domani, lo rifaccio”.
All’arrivo nel capoluogo, Primula, Massimo e gli altri viterbesi hanno riabbracciato le famiglie.”Non ho visto mio figlio Valerio che è in Kazan per una gara di tiro al volo con la nazionale italiana, ma ho riabbracciato mia figlia. Sono tutti tranquilli”.
Da oggi si ritorna alla normalità. “La vita va avanti. Questa mattina mi devo organizzare al lavoro che ho trovato il caos e domani ho cinque appuntamenti che devo rispettare. Adesso penso solo a questo. Non si può stare a piangere sul latte versato, specie poi se quel latte non l’ho versato io. Pensavo fosse arrivato quel momento – ammette Primula -, ho avuto modo di riflettere che tutto stesse per finire. Una volta che ne sei uscita viva, però, è bene andare oltre. La pesantezza c’è stata, ma portarsela dietro non serve a nulla”.



