Viterbo – Coltellate, bottigliate, calci e pugni. Ma nessuno è condannato.
Dopo nove anni, il processo a quattro ragazzi appena maggiorenni è finito con la prescrizione di gran parte delle accuse.
Era il dicembre 2005. Viterbo registra due aggressioni in pochi giorni. Sempre in notturna e tra gruppi di giovani.
La prima avviene la notte del 4 dicembre. I quattro ragazzi vengono denunciati per lesioni aggravate e minacce. Avrebbero accoltellato un giovane all’addome, colpendolo anche con un tirapugni e bottiglie rotte, più calci e cazzotti. Altre tre persone dicono di aver subito minacce dai quattro. Uno si sarebbe espresso in questi termini: “State fermi altrimenti vi ammazzo, a Viterbo comandano i fascisti!”.
La seconda aggressione avviene la notte di Natale. Uno dei quattro, insieme ad altre nove persone non identificate, si sarebbe avventato su tre giovani prendendoli a calci, pugni e bastonate. Il tutto fuori da un pub. E’ accusato anche di aver rapinato una delle vittime, strappandogli il telefonino che aveva al collo, dentro il portacellulare.
Ma ieri, la vittima ha smentito: “Non me lo ha preso nessuno. Nella concitazione pensavo di averlo perso. Invece era in macchina”.
Il risultato è stata l’assoluzione dell’unico giovane accusato di rapina, in base alle dichiarazioni della vittima. Più la prescrizione di massa di tutti gli altri reati, chiesta anche dal pm Paola Conti che non ha potuto fare altro, visto il tempo trascorso.
Un fatto sottolineato con amarezza dall’avvocato di parte civile Alessandro Ricci. Non ha potuto essere presente in udienza, ma ha voluto dirlo lo stesso con una lettera letta in aula: “Dopo nove anni il mio cliente non ha potuto avere giustizia”.
