Viterbo – (f.b.) – Feto nel cassonetto, il Riesame dà ragione alla procura.
E’ arrivata in queste ore la sentenza del tribunale del Riesame, chiamato ad esprimersi sull’ipotesi di omicidio avanzata dalla procura di Viterbo nei confronti della 24enne, che il 2 maggio del 2013 gettò un feto femmina di sette mesi in un cassonetto.
“Secondo quello che mi è stato comunicato – spiega l’avvocato Maria Antonietta Russo – i giudici hanno accolto la richiesta formulata dal pm Franco Pacifici. Non ho però ancora letto il dispositivo e le motivazioni precise. Quindi le conseguenze di questa decisione saranno più chiare soltanto quando avremo tutte le carte sotto mano”.
L’ipotesi più probabile, stando a questa sentenza del Riesame, è che ora il reato contestato alla 24enne romena non sia più soppressione e occultamento di cadavere, ma omicidio.
La contrapposizione tra procura e difesa su questo punto si è scatenata subito dopo l’arresto della ragazza che assunse un farmaco a base di ossitocina per provocare le contrazioni e poi gettò il feto appena partorito in un secchio della spazzatura in via Solieri, a Viterbo.
La 24enne, e l’infermiere che la aiutò a procurarsi il farmaco, vengono indagati per soppressione e occultamento di cadavere. L’infermiere resta da subito a piede libero, mentre la ragazza è rinchiusa nel carcere di Rebibbia, dal quale esce per decorrenza dei termini a metà novembre.
La richiesta di arresto del pm Pacifici, viene però in un primo momento rifiutata dal gip in attesa dell’autopsia sul corpicino della bimba.
Ma il pubblico ministero dopo aver avuto i primi accertamenti sul feto chiede l’arresto per omicidio. Il gip l’accoglie, ma soltanto per soppressione e occultamento di cadavere.
Da qui parte la serie di ricorsi. L’ipotesi di omicidio viene bocciata prima dal gip e poi dal Riesame. Ma la procura arriva fino in Cassazione con la tesi che, se è vero che il feto inizia a vivere dalla rottura delle acque, la madre che l’ha provocata lo ha fatto con il preciso intento di uccidere.
La Corte suprema ha annullato l’ordinanza del tribunale del Riesame che confermava le posizioni del gip sulla soppressione di cadavere e gli atti sono tornati al Riesame che, chiamato ad esprimersi nuovamente, ha stavolta accolto la richiesta del pm Pacifici.
Questo, comunque, non è ancora l’ultimo episodio del lunghissimo braccio di ferro giudiziario. L’avvocato Maria Antonietta Russo, infatti, assicura di voler fare nuovamente ricorso in Cassazione per l’ultima decisione del Riesame.
“E’ una sentenza che suona contraddittoria con quella presa dallo stesso Riesame precedentemente – commenta il legale della ragazza -. Oltretutto la 24enne è ormai tornata libera e, comunque, il suo arresto diventerebbe effettivo soltanto quando questa sentenza diventerà definitiva, ovvero dopo una nuova pronuncia della Cassazione alla quale ci appelleremo appena letto il documento”.
Intanto per la fine di maggio è stata fissata l’udienza di fronte al gip in merito ad un’altra questione: la proroga delle indagini preliminari che era stata chiesta dal pm, ma alla quale l’avvocato Russo si è opposta.


