Viterbo – Difficoltà di accesso alle giustizia per i cittadini, compressione dei diritti di difesa, scarsa considerazione dell’avvocatura nel dibattito sulla riforma (gallery – slide).
Sono questi i motivi principali che hanno portato gli avvocati di Viterbo a manifestare questa mattina di fronte al tribunale di via Falcone e Borsellino.
Almeno un centinaio di loro, con le toghe indossate, si sono ritrovati sul piazzale del palazzo di giustizia per approfondire le problematiche che investono il mondo della giustizia italiana, sia civile che penale.
“Ci considerano una lobby – spiega il presidente dell’ordine Luigi Sini – invece noi avvocati non abbiamo alcuna voce in capitolo. Non riusciamo ad incidere sui provvedimenti legislativi e governativi che riguardano la nostra professione e, più in generale, la giustizia. Senza interpellarci assistiamo alla compressione dei diritti di difesa e ad alcune modifiche del processo civile che penalizzano i cittadini”.
Tra le novità che gli avvocati contestano in modo particolare c’è l’abolizione delle motivazioni delle sentenze.
“Il giudice – continua Sini – potrà in pratica emettere le sentenze senza spiegare all’imputato perché è stato condannato. Tutto ciò crediamo sia a dir poco aberrante. La scusa è quella di accelerare il processo civile, mentre la lentezza del sistema dipende molto più dall’assenza dei magistrati che dal comportamento degli avvocati”.
Se la giustizia è ingessata, insomma, non è colpa dei difensori. “C’è la convinzione che noi avvocati creiamo troppo lavoro quando solleviamo le eccezioni durante i processi – sottolinea Sini – ma non è così. Perché se le nostre eccezioni vengono accolte dai giudici significa che non erano dei meri cavilli, se invece vengono respinte allora non c’è alcuna perdita di tempo. Ciò che invece rallenta paurosamente i processi sono le mancate notifiche, le convocazioni dei testimoni e dei periti andate a vuoto”.
L’adesione allo sciopero degli avvocati viterbesi per tre giorni, dal 18 al 20 febbraio, è stata, comunque, a discrezione di ogni singolo professionista. “Abbiamo voluto lasciare la possibilità di scelta a ognuno – precisa Sini – e non aderire in toto come ordine. Colgo comunque l’occasione per esprimere solidarietà ai colleghi sardi che stanno portando avanti una protesta massiccia anche a rischio di conseguenze notevoli”.
Alla base della protesta degli avvocati viterbesi ci sono anche questioni pratiche ed organizzative che rendono difficile lo svolgimento quotidiano della professione.
“Ci troviamo obbligati ad acquistare materiale per il tribunale ogni giorno – aggiunge Sini -. Per l’informatizzazione dei documenti si utilizzano i nostri soldi, doniamo macchinari, a volte ci sostituiamo al personale della cancelleria. Questo perché altrimenti tutta la macchina della giustizia si bloccherebbe. Lo facciamo con piacere, se serve ai cittadini, ma non è più sostenibile”.
Per non parlare, infine, dei diritti della categoria da un punto di vista contributivo. “Hanno innalzato l’età pensionabile degli avvocati a 70 anni con 40 anni di contributi – conclude Sini – e nessuno ha detto nulla. Lavoriamo senza ferie, senza permessi, senza legge 104, senza diritto alla maternità o alla malattia. Sappiamo bene che questo è quello che spetta ad ogni libero professionista, ma se a tutto questo uniamo il fatto che i cittadini non sono tutelati e che la giustizia è sempre più lenta, allora qualcosa deve cambiare. Quanto agli stipendi, ci sono avvocati che hanno redditi al limite della povertà”.
“Condivido pienamente quanto sostenuto dal presidente Sini – ha concluso intervenendo all’assemblea l’avvocato Fabrizio Ballarini, presidente della Camera penale -. Voglio soltanto aggiungere che gli stessi problemi del civile ce li ha anche, e forse ancor di più, il penale. Non c’è alcuna divisione. Se i processi non decollano non è colpa degli avvocati. I cittadini si meritano una giustizia più efficiente”.
Francesca Buzzi








