Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Poiché sono stato citato più volte in una discussione che si è sviluppata sulle pagine di Tusciaweb tra rispettabili persone con idee totalmente opposte fra loro, mi sembra necessario intervenire brevemente a chiarimento ulteriore del mio pensiero, al fine di non fornire il destro a posizioni sanfediste, ma neppure generare equivoci con chi porta avanti battaglie innovative nel campo del diritto di famiglia.
Il nostro ordinamento prevede due forme di matrimonio: quello civile e quello religioso, al secondo dei quali sono estesi anche gli effetti civili del primo. Chi non segue i dettati della religione di appartenenza, quindi, può comodamente sposarsi secondo il rito civile, che accorda diritti e doveri ai coniugi, anche riguardo agli eventuali figli, secondo criteri e principi propri delle democrazie liberali della cultura occidentale.
Il matrimonio, civile o religioso che sia, garantisce quindi i due coniugi in termini di assistenza sanitaria, di mutuo soccorso, di reversibilità pensionistica, di ereditarietà, ecc., ma anche in termini, ad esempio, di eventuale separazione nella gestione dei propri beni.
Il problema della registrazione delle coppie di fatto, quindi, riguarda soltanto coloro che non possono accedere al rito civile del matrimonio. Qui si danno tre possibilità.
Prima possibilità: due persone di sesso diverso che non vogliono impegnarsi in un vincolo matrimoniale, ma vogliono godere ugualmente di certi vantaggi dalla propria convivenza; in questo caso mi sento di dire che non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca, che il rapporto fra costoro appare solo temporaneamente forte, precario in linea di principio, per cui la legge non dovrebbe tutelare i loro capricci.
Seconda possibilità: i casi di poligamia di fatto. In tal caso, la cultura e la legge occidentale non accettano questa condizione, per motivi etici, organizzativi e giuridici, per cui chi fa certe scelte deve accettarne le conseguenze positive e negative, magari vivere da hippie oppure trasferirsi in uno dei rari paesi musulmani che ancora prevedono la poligamia.
Terza possibilità: le unioni omosessuali. Qui siamo di fronte a un problema serio, reale, da affrontare in modo politicamente corretto. Si può essere d’accordo o meno su queste unioni e su possibili esiti in termini di costruzione di una famiglia con prole, ma qualcosa va fatto. Sembra necessario garantire a coppie omosessuali basate su amore e solidarietà la possibilità di trasferire a uno dei due partner i diritti dell’altro, in termini sanitari, fiscali, ereditari; la cosa può non piacere a molti cattolici, ai tradizionalisti e tuttavia non si può far finta che il problema non c’è o ritenere che vada semplicemente demonizzato.
Tuttavia, allo stato attuale, se non si interviene a livello costituzionale e comunque con atti di governo, la istituzione di registri “comunali” di coppie di fatto ha pochissimi effetti giuridici e civili, e comunque facilmente impugnabili in sede legale, quindi la discussione su tali registri appare per lo più frutto di schermaglie ideologiche di puro valore simbolico e la battaglia va semmai trasferita in Parlamento.
Di qui le mie personali considerazioni; nulla quaestio sulle unioni omosessuali riconosciute; tuttavia, anche con il conforto del pensiero di studiosi come Piaget, Eriksson, Parsons, ritengo che in linea di principio la coppia omosessuale in questa società odierna generi ancora problemi di socializzazione della eventuale prole, quindi se è facile riconoscere il diritto al matrimonio omosessuale, altro e più delicato appare il problema del diritto alla piena genitorialità.
In secondo luogo, ribadisco che il problema di fondo, da affrontare a tutti i livelli istituzionali, oggi è il sostegno alla famiglia con figli, perché è crescente l’incapacità dei genitori di fare il loro mestiere di educatori, con conseguenze terrificanti sulla crescita delle nuove generazioni e sulle prospettive della nostra società futura in termini di responsabilità individuale, di senso civico, di partecipazione sociale.
Francesco Mattioli
