Viterbo – E’ terminata l’udienza preliminare per il caso di Attilio Manca.
Alle 16,20 il gup Franca Marinelli si è ritirata in camera di consiglio per pronunciarsi sul destino di Monica Mileti, unica imputata per la morte del giovane medico siciliano, trovato cadavere nella sua casa a Viterbo a 35 anni.
Gli avvocati di parte civile, Antonio Ingroia e Fabio Repici, hanno chiesto il rinvio a giudizio dell’imputata, rinunciando a ogni pretesa di risarcimento.
“Vogliamo il processo perché vogliamo la verità – ha detto Ingroia dentro e fuori dall’aula -. Non ci serve un colpevole a tutti i costi, ma ci sono elementi sulla Mileti che è opportuno approfondire in dibattimento”. E poi le indagini a dir poco lacunose, secondo l’ex pm e il suo collega Fabio Repici: “C’era un film in cui si diceva “Ho visto cose che voi umani…”. Anch’io in questo caso ho visto cose inenarrabili, mai capitate in 25 anni di esperienza di magistrato. Questa procura è stata cieca e sorda. Il processo è necessario”.
Al suo fianco, la madre e il fratello di Attilio, Angela e Gianluca Manca. “Il pm ha fatto indagini-farsa, trasformandosi nel principale accusatore di mio figlio”. E Gianluca, laconico e deciso: “Non ci arrenderemo mai”.
Ma la difesa di Mileti incalza: per l’avvocato Cesare Placanica non esiste alcuna prova che la donna abbia spacciato eroina ad Attilio Manca. E anche fosse chi può dire che sia la stessa dose che ha ucciso l’urologo 35enne il 12 febbraio 2004, iniettata in endovena e mista a tranquillanti?
“Capisco l’accorato appello della parte civile, che vuole un processo chiarificatore – afferma l’avvocato -. Ma tutto ciò non può avvenire alle spalle della mia cliente, se a suo carico non c’è alcuna prova”.



