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La zootecnia una risorsa contro la fame

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Nicola Lacetera, professore di zootecnica speciale

Nicola Lacetera, professore di zootecnica speciale

Nicola Lacetera, professore di zootecnica speciale

Nicola Lacetera, professore di zootecnica speciale

Viterbo – Le prossime sfide che il pianeta attende sono quelle della disponibilità di alimenti per tutti gli esseri viventi.

Un tema sicuramente scottante affrontato anche da Paolo De Castro, parlamentare europeo e presidente della commissione agricoltura, in occasione della celebrazione dei 35 anni di vita dell’università degli studi della Tuscia.

Il presidente della commissione agricoltura ha più volte sottolineato come l’aumento della disponibilità di alimenti di origine animale rappresenterà una delle sfide del pianeta negli anni a venire. Un tema che quotidianamente affronta anche Nicola Lacetera, docente di zootecnia speciale all’università della Tuscia (Dafne).

Quali sono gli strumenti a disposizione per potere affrontare questa sfida e vincerla?
“In primo luogo credo sia utile ribadire che pur auspicando che il mondo occidentale, soprattutto Nord America e Europa, riveda le proprie abitudini alimentari riducendo il consumo di alimenti di origine animale e gli sprechi, l’aumento della richiesta di carne, latte e uova è certamente destinato a perdurare. Ciò in virtù del previsto aumento della popolazione mondiale e del graduale miglioramento del tenore di vita di una parte consistente degli abitanti della terra che pretenderà di accedere a fonti alimentari nobili quali quelle di origine animale.

Venendo alla domanda, oltre al prevedibile aumento del numero di animali allevati, gli strumenti a disposizione per rispondere alla richieste globali crescenti di carne, latte e uova sono e saranno sostanzialmente gli stessi che negli ultimi decenni hanno consentito lo straordinario incremento di produttività degli animali allevati. Tra questi, il miglioramento genetico, l’alimentazione, le tecnologie di allevamento (esempi per il passato la mungitura meccanica e l’inseminazione artificiale) e la difesa nei confronti delle malattie che dovranno sempre più tener conto dei bisogni e connotati particolari delle singole unità produttive (agricoltura di precisione). A questo proposito è anche utile sottolineare che, rispetto al passato, l’insieme di questi strumenti è oggi molto più potente e sofisticato e tale da far prevedere che il loro impiego potrà ancora incidere sul comparto zootecnico consentendo agli operatori di raggiungere gli obiettivi fissati attraverso sistemi che, per quanto detto più avanti, dovranno configurarsi come sistemi di intensivizzazione sostenibile.

Tutto ciò avendo ben presente, come pure evidenziato da De Castro, che la disponibilità di risorse del pianeta non è inesauribile e che ciò rappresenterà pertanto un vincolo importante e con cui chi ci ha preceduto non si è confrontato. Oltre a questo va pure tenuto in considerazione che i cambiamenti climatici in atto (es. riscaldamento globale, desertificazione, maggiore frequenza e intensità di eventi climatici estremi) potranno ostacolare lo sviluppo dell’allevamento sia per gli effetti negativi che il clima potrà esercitare sulle prestazioni produttive/riproduttive e sulla salute degli animali in alcune aree del pianeta sia per effetto di considerazioni sul contributo che le emissioni climalteranti da parte del settore zootecnico forniscono al riscaldamento globale.

Per tutti questi motivi si potranno pertanto imporre alcune scelte che per alcuni prodotti, tipicamente per la carne, favoriranno ad esempio l’aumento numerico di alcune specie, quelle più efficienti (pesci, avicoli e suini) a svantaggio di altre meno efficienti (bovino e ruminanti in genere). Specie queste ultime dalle quali tuttavia non si potrà prescindere per la produzione di latte e derivati nei confronti dei quali le richieste risultano pure in costante aumento”.

Qual è il ruolo della ricerca e della formazione in questo contesto?
Compito della ricerca agro-zootecnica è e sempre di più sarà l’individuazione di tecniche e sistemi di allevamento che consentano di soddisfare le richieste crescenti di carne, latte e uova puntando all’aumento dell’efficienza di utilizzazione degli alimenti da parte degli animali allevati in una logica di salvaguardia del benessere animale e del contesto ambientale locale e globale. Per quanto detto sopra, altro compito fondamentale della ricerca sarà quello di individuare strategie idonee a limitare gli effetti negativi del cambiamento climatico sugli animali di allevamento. Compito al quale peraltro un gruppo di ricercatori dell’aLLeneo della Tuscia di cui faccio parte sta prestando attenzione ormai da oltre un ventennio.

Fondamentale sarà quindi riversare tutto ciò e le acquisizioni che mano a mano scaturiranno dalla ricerca scientifica internazionale nei percorsi formativi delle future generazioni di agronomi e zootecnici. Solo così questi acquisiranno la capacità di affrontare i problemi di sempre e quelli nuovi che si imporranno alla loro attenzione con strumenti idonei per rispondere ai bisogni degli imprenditori agricoli senza trascurare esigenze più globali con cui tutti noi abbiamo ormai il dovere di confrontarci sia per ragioni etiche sia e soprattutto in una logica di profitto”.

Come si colloca l’Italia in questo panorama?
Parlare del nostro paese in questo contesto significa innanzitutto riprendere quanto già affermato da De Castro circa la marcata dipendenza dalle importazioni di carne bovina e suina e di latte vaccino che lascia intravedere spazi importanti per un aumento delle produzioni nazionali. In questo contesto si colloca peraltro anche l’auspicio che si ponga un freno alla sottrazione della terra coltivabile alla produzione di alimenti. Oltre a ciò, parlare di Italia e di produzioni animali significa giocoforza e orgogliosamente parlare di produzioni di qualità. Qualità la cui definizione è andata via via arricchendosi di connotati e che ormai, per un paese come il nostro, rappresenta qualcosa da cui le attività di allevamento non possono prescindere. Qualità la cui ricerca comporta spesso scelte tecnico-gestionali complesse soprattutto quando la qualità deve coniugarsi con livelli produttivi sostenuti che rappresentano ancora le fondamenta della redditività dell’impresa zootecnica”.

Bruno Ronchi
Professore ordinario del dipartimento di
Scienze e tecnologie per l’agricoltura, le foreste,
la natura e l’energia (Dafne)
Università degli studi della Tuscia

 


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