Viterbo – Antonio Ingroia vuole il processo.
L’ex pm di Palermo vuole andare fino in fondo nella vicenda del medico siciliano trovato morto dieci anni fa a Viterbo. E’ Ingroia ad assistere come avvocato la famiglia di Attilio Manca, l’urologo di Belcolle stroncato a 35 anni da un’iniezione di eroina e tranquillanti.
Per la famiglia è un delitto di mafia. Ma di quella morte dai contorni anomali, la procura di Viterbo incolpa Monica Mileti, cinquantenne con un precedente per spaccio, che avrebbe ceduto a Manca la dose letale di eroina. Dopo la requisitoria del pm Renzo Petroselli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio per spaccio, all’udienza preliminare di oggi pomeriggio, ore 14,30, parleranno i legali di parte civile: Ingroia e il collega Fabio Repici. Se l’udienza si concluderà qui o continuerà in un’unica soluzione, fino alla decisione del gup, potrà deciderlo solo il giudice domani stesso.
“L’importante, per noi, è che si arrivi comunque a un processo – dichiara Ingroia -. Io e il collega Repici concorderemo in mattinata la strategia insieme alla famiglia Manca, che sarà a Viterbo per l’udienza. Vogliamo rimetterci a un giudice che valuti tutte le prove e tutte le tesi, anche quelle sostenute dai familiari di Attilio Manca”.
La madre Angela, il padre Gino e il fratello Gianluca ritengono che Attilio sia stato ucciso. Eliminato per volere del capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. Il motivo sta nell’abilità di Manca come chirurgo: per i familiari è possibile che il boss della mafia lo avesse voluto nell’équipe medica che lo ha operato alla prostata. Anche se giovane, Manca era un luminare nella chirurgia laparoscopica. Proprio nell’ottobre 2003, Angela Manca ricorda di aver parlato col figlio al telefono dalla Costa Azzurra, anche se la chiamata non compare sui tabulati. Proprio quei giorni Provenzano subiva il suo primo intervento a Marsiglia.
La procura di Viterbo, più volte attaccata sul piano della conduzione delle indagini, replica che altre procure antimafia avevano già archiviato in precedenza. La speranza dei Manca è di riuscire a portare il caso sul tavolo della Direzione nazionale antimafia, tramite indagini difensive.
Per ora, la vicenda Manca resta davanti al gup di Viterbo Franca Marinelli. I Manca, da parte loro, dovranno fare una scelta.
La loro costituzione di parte civile implica una richiesta di risarcimento all’imputata. Ma i familiari del giovane medico hanno sempre detto di non credere alla colpevolezza di Monica Mileti.
“Dovremo valutare con i familiari se rinunciare alla pretesa di risarcimento. Sarà una scelta che faremo insieme domani. Per ora, l’importante è avere un processo”.
Stefania Moretti


