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Lite a colpi di scopa per un’ora di straordinario

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Il tribunale

Viterbo – Lite a colpi di scopa tra colleghe finisce in tribunale.

Una voleva segnare di aver fatto un’ora di straordinario. All’altra la cosa non andava giù, perché sosteneva che la sua collega era uscita prima dal lavoro così tante volte da non poter pretendere l’extra per quell’unica volta che era stato necessario fermarsi un po’ di più.

Un’incomprensione di poco conto, ma non per le due 40enni dipendenti di un’impresa di pulizie, che si sono scaldate al punto di armarsi di scopa e bottiglie di detersivo per darsele di santa ragione.

La zuffa è scoppiata il 2 luglio del 2008 all’interno di una clinica di Viterbo. Le due donne stavano pulendo i bagni di un piano della struttura sanitaria. Erano quasi a fine turno, intorno alle 20 della sera, quando una delle due dice all’altra di volersi segnare un’ora di straordinario.

Proposta che viene accolta così male da provocare una pesante reazione della donna. Secondo l’accusa quest’ultima si sarebbe scagliata contro la prima con violenti colpi di scopa. Poi le avrebbe anche lanciato contro delle bottiglie di detersivo, condendo il tutto con una serie di insulti e minacce.

“Un’aggressione così furiosa – ricostruisce l’avvocato di parte civile Mele – che alla mia assistita è stata refertata la stessa sera la frattura della dodicesima costola”.

Ma proprio sul referto del pronto soccorso, o meglio sull’origine di quella frattura, si accede una lunga querelle in tribunale che porta in aula, nel corso delle varie udienze, ben tre medici esperti chiamati a spiegare se quella costola sia stata effettivamente rotta durante quel litigio o se lo era già precedentemente.

L’imputata, difesa dall’avvocato Marina Bernini, ribadisce più volte la sua innocenza sostenendo, tra l’altro, che benché ci fosse stato un litigio era sicura di non aver mai aggredito la collega, tanto più con una forza tale da romperle una costola.

Ieri mattina, infine, il giudice Rita Cialoni ha assolto con formula piena la donna da ogni accusa, respingendo la richiesta del pm che aveva chiesto l’assoluzione soltanto per le lesioni e una multa di mille euro per le ingiurie e le minacce.

Francesca Buzzi


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