Viterbo – Hanno respinto ogni accusa i genitori a giudizio per il tentato omicidio del figlio.
Era il marzo 2009. Il piccolo all’epoca non ha ancora compiuto due mesi. All’ospedale Belcolle arriva con fratture in tutto il corpo e lesioni gravissime al cranio. Un quadro clinico “devastante”, secondo il consulente del pm, che iscrive i genitori nel registro degli indagati. Il processo inizia l’8 novembre 2011.
All’udienza di ieri il padre e la madre hanno parlato per quasi due ore, cercando di convincere i giudici della loro innocenza. A distanza di cinque anni, non si spiegano quelle 27 fratture sparse su tutto il corpo del piccolo, né gli ematomi e le emorragie. Non se le spiegano oggi come allora, quando uscendo dalla procura dopo gli interrogatori col pm, si domandavano cosa fosse potuto succedere al loro bambino. Se lo chiedono più volte nelle intercettazioni raccolte dagli investigatori.
L’imputata ha rivendicato il suo ruolo di madre premurosa e attenta, che portava il figlio dal pediatra anche per un nonnulla. Il 19 marzo 2009 è il papà ad andare di corsa all’ospedale di Ronciglione col bimbo in preda alle convulsioni. Da qui il piccolo viene trasferito prima a Viterbo e poi al Bambin Gesù, dove resta ricoverato per più di un anno.
“Era coccolato da tutto l’ospedale – ha ricordato la dottoressa Lucidi, chiamata a testimoniare al processo, dopo aver seguito il piccolo per mesi in ospedale -. Quando è arrivato al Bambin Gesù, oltre alle gravissime fratture, era anemico, malnutrito, sordo, cieco e paralizzato nella parte destra del corpo”.
Il bambino, dato in affidamento dopo la vicenda, avrebbe un leggero ritardo nell’apprendimento. Ma ha recuperato completamente i problemi motori iniziali. L’udienza di ieri chiudeva la fase istruttoria e l’ascolto dei testimoni. Ad aprile, accusa e difesa tireranno le somme.

