Viterbo – Tremila tonnellate di rifiuti romani smaltiti a Monterazzano: il sindaco Leonardo Michelini ne era a conoscenza? Sì? No? Boh…
Su tutta la vicenda a palazzo dei Priori si sono mossi come un elefante in un negozio di cristalli. Solo che non hanno rotto niente, perché non si sono mossi.
Più passano i giorni, più la minoranza viene in possesso di documenti e più emergono le contraddizioni.
Il 24 gennaio in consiglio comunale la questione rifiuti da Roma esplode con l’intervento della consigliera Chiara Frontini, che produce documenti ottenuti non senza fatica attraverso un accesso agli atti.
Proverebbero che pur sapendo, a palazzo dei Priori poco hanno fatto. Formalmente e informalmente.
Ai documenti consegnati alla consigliera Frontini mancavano due lettere, una datata tre dicembre 2013 e una 15 gennaio 2014, spedite dal sindaco Michelini alla Regione.
Nella prima si chiedono chiarimenti all’indomani della conferenza stampa della provincia in cui si denunciava lo smaltimento dei rifiuti capitolini.
La seconda è una richiesta d’informazioni urgenti all’assessore Civita e alla direzione regionale rifiuti. Si fa presente che il comune è venuto a conoscenza dei rifiuti smaltiti a Casale Bussi, delle gravi ripercussioni che questo comporta per l’impianto stesso e quindi, nel chiedere chiarimenti, si esprime ferma contrarietà, riservandosi ogni azione.
Una missiva passata di mano in mano fra i consiglieri di minoranza. Perplessi su contenuto e forma.
Se il 15 dicembre s’invia una dettagliata lettera in regione, perché il 24 in consiglio, sollecitati, tanto il sindaco quanto l’assessora Saraconi cadono dalle nuvole e non sentono il bisogno d’informare consiglieri e cittadini e così sarà pure nei giorni seguenti? E perché non lo hanno fatto anche prima del consiglio comunale?
Siccome a pensar male a volte ci si prende, da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Fondazione e Viterbo 2020 fanno notare due dettagli della lettera. Il primo: non è firmata come dovrebbe, dal sindaco, ma soprattutto, è datata 15 gennaio, ma ha come numero di protocollo 40698.
Lo stesso numero di protocollo della lettera inviata il 3 dicembre. Due diversi documenti non possono avere lo stesso numero di protocollo generale.
Allora… non sarà per caso che quella missiva non è partita il 15 gennaio, ma ben oltre e solo per correre ai ripari, visto che fino a quel momento ben poco era stato fatto?
Una comunicazione “riparatoria”.
“Sarà un caso – osservano dalla minoranza – ma il contenuto del documento riprende in modo pedissequo argomenti discussi durante la seduta di consiglio”. Seduta successiva alla lettera. Tutte coincidenze?
Intanto da oggi via libera all’immondizia in arrivo dai comuni che si servivano della discarica di Bracciano.
Giuseppe Ferlicca
