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“Se volete veni’ a dà una spinta, ho la ragazza fino alle 5”

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I giudici della Corte d'Assise viterbese leggono la sentenza

I giudici della Corte d’Assise viterbese leggono la sentenza

La corte d'Assise

La corte d’Assise

Love's House, il blitz

2007, la polizia durante un blitz antisfruttamento della prostituzione a Viterbo

Viterbo – “Se volete venì a dà una spinta venite un po’ più presto oggi. Alle 5 porto la ragazza in un altro posto e dopo non si può scopare”.

L’accusa legge intercettazioni agghiaccianti al processo per le baby squillo. Parole disumane per ragazzine trattate come merci.

La voce al telefono sarebbe di Octavian Nicolae Ilie. 31enne romeno. Fratello minore di Sergiu Ilie, assolto sabato dall’accusa di aver venduto L. e A. al gruppo di albanesi che le avviò bambine al mercato del sesso. 

Hanno 15 e 16 anni quando arrivano a Viterbo. Comprate, violentate, schiavizzate, dalla loro storia sono nati due processi.

Uno per i reclutatori e venditori delle ragazze, terminato due giorni fa con la condanna a dodici anni di Damian Constantin Stelian e l’assoluzione di Sergiu Ilie.

L’altro era a carico degli albanesi che comprarono le ragazze per mille euro ciascuna, costringendole a vendersi tra San Pellegrino e il “Palazzaccio” di via Cattaneo. Nel gruppo c’era anche Octavian Ilie. Sulla sua testa pende una condanna in primo grado della Corte d’Assise viterbese per acquisto di schiavi e prostituzione minorile. Sentenza del 2011: dodici imputati e otto condanne, con pene dai sei mesi agli undici anni. Le più alte per chi stuprò e picchiò le ragazze, oltre a gestirne la prostituzione.

Per l’accusa, Octavian ha una parte importante nel business del sesso a pagamento. Secondo le indagini, oltre a incassarne i proventi, ricompra L. dagli albanesi, che se ne lamentavano perché non voleva andare con i clienti. Octavian si impegna a procacciarglieli. La riprende con sé e, intercettato con la 15enne nel marzo 2005, si presenta come suo liberatore.

Octavian: Gli ho detto 500 euro, un anziano per una notte.

L.: Ok. Sì, sì.

Octavian: Per un’ora verrebbe cento euro… Stai attenta perché di tutti questi soldi che devi prendere oggi non deve sapere niente Stelian.

L.: Sì.

Octavian: Domani vengo a parlare con te perché dobbiamo fare soldi.

L.: Sì.

Octavian: […] Se non venivo io in Italia a toglierti dagli albanesi tu stavi ancora lì.

L.: Sì, lo so Octavian.

Octavian: Se non ero io che riportavo la merce a Stelian eri morta. Se non ero io adesso eri morta.

E ancora Octavian alla ragazza, sempre nel marzo 2005: “Ci sono clienti per 500 euro a notte. Se mi stai a sentire faremo una bella figura…”.

Per non destare sospetti, L. viene spostata da un alloggio all’altro. Tra i vari trasferimenti c’è l’intercettazione di Octavian che chiama a raccolta gli amici: “Alla 5 porto via la ragazza da lì. Se volete dà ‘na spinta venite un po’ più presto oggi. Dillo pure un po’ ai tuoi amici, vedi un po’ che dicono. Alle 5 porto la ragazza in un altro posto e dopo non si può scopare. Capito?…”.

Ma i tentativi di rendere L. una miniera d’oro falliscono. L’attività di prostituzione clandestina continua tra traslochi e difficoltà. I vicini sospettano: “Quel diavolo di anziano sta sempre a guarda’…”, dice Octavian a Stelian in un’altra intercettazione.

L. non vuole prostituirsi. Così piccola, a 15 anni, diventa un peso per i suoi sfruttatori, che temono controlli e polizia. Octavian da un lato la tiene buona. Dall’altro la umilia col fratello Sergiu:

Octavian: T’ho detto con questa bambina è difficile, molto difficile. Una sfortuna. Una sfortuna così non ce l’ho mai avuta da quando sono nato… E quando la vedi come cammina per strada, come una puttana…[…] Puttana stupida che sei…

Sergiu: Che stupida che è…

Proprio questa intercettazione, in gran parte riportata di seguito, mette in moto gli agenti della squadra mobile. Octavian dice di volersi disfare di L. per darla a “un brasiliano”. Gli agenti intervengono prima della nuova compravendita. Il blitz della liberazione scatta il 25 marzo 2005.

Stefania Moretti


L’intercettazione tra i fratelli Ilie del 21 marzo 2005, che fa scattare il blitz della polizia. Octavian è stato condannato a otto anni nel primo processo per le baby squillo. Sergiu, invece, è stato assolto sabato, al processo bis per tratta di esseri umani.

Sergiu: Sì?

Octavian: Sergio quella… hai detto quanti anni ha? Venti e un po’?

S: Ha quasi venti…

O: Vuole venire lei?

S: Somiglia a L. …

O: Sono parenti?

S: No è di un paese… E’ alta ed è molto bella… meglio di lei…

O: Con questa bambina… non me la prende nessuno. L’ho presa dagli albanesi…

S: Hai detto che fai un’altra cosa con lei, che la mandi da un’altra parte…

O: L’ho portata da un’altra parte ma c’è un anziano che tiene sempre la porta aperta e quando vengono i clienti li manda via. Adesso ho preso la puttana e l’ho riportata a casa che avevo prima. Adesso non trovo più un posto per portarla via… perché è minore… E’ minore e adesso qui c’è la polizia dappertutto. A soldi ho fatto 400 euro…

S: […] Hai ridato i soldi agli albanesi?

O: Sì, adesso mi devono portare le sigarette, che sono rimasto senza. Capito?

S: Eh… adesso che fai?

O: […] T’ho detto con questa bambina è difficile, molto difficile. Una sfortuna. Una sfortuna così non ce l’ho mai avuta da quando sono nato. E quando la vedi come cammina per la strada, come una puttana […] Puttana stupida che sei…

S: Che stupida che è…

O: Una sera ne ho portati tre senza che Stelica lo sapeva… hanno scopato con lei. Ho fatto centoventi euro. Tre ragazzi. Tre italiani.

S: […] Ma tu devi dire a Stelian per forza quello che fai?

O: No. Questi li ho messi io da parte.

S: Lui non c’entra niente… io sono con le mie cose, lui con le sue. Io lavoro con lei.

O: No perché lavoriamo insieme per questa cosa… Sta’ zitto, non devi dire niente a lui. Io adesso ti ho detto è molto difficile con questa bambina. Devo trovare un posto… adesso ho parlato con un brasiliano, devo vedere se me la tiene lui. Mi serve il suo passaporto, ma il passaporto ce l’ha Stelica… è stupido… mi serve il suo passaporto perché la devo dare a un italiano. Forse quello le può fare i documenti…

S: Io ho debiti e adesso non posso andare a cercare altre puttane. Adesso non posso.

O: Che debiti hai? Quanto?

S: Adesso ho dei debiti. Ho pagato il passaporto, la carta di identità, queste cose.

O: Ma Sergiu avevi cento euro che ti ha lasciato Stelica. Altri cento che ti ho lasciato io a casa. Sono 200 euro.

S: Ma qui cento euro (Sergiu parla dalla Romania, ndr)… lo sai quanto costa la luce? E’ arrivata la luce, tre milioni, tre milioni e mezzo. Cento euro sono tre milioni e mezzo in Romania forse non lo sai […].

O: Tu adesso domanda se vuole venire, perché se vuole venire glielo devi dire. Se è maggiore va bene.

S: Ma non è così come dici tu, non glielo posso dire così: vuoi venire o non vuoi venire.

O: Aspetta…

S: Con quella bambina può andare bene… E’ molto bella, è molto bella. Va bene perché è puttana, ride, è bella tanto… non come questa mucca stupida.

O: […] lascia che vedo io come stanno le cose qui… Sergiu se è qualcosa ce l’ho io un italiano qui, la lascio a lui. Ma stai attento… ti mando… la puttana è buona no? E’ meglio di L..

S: Sì, è più alta.

O: Ce l’ho un italiano che la vuole… lei se è maggiore io faccio un sacco di soldi. Tu trovi, domani ti mando cento euro e fa pure i documenti a questa puttana capito?

S: Niente cento euro, che non posso fare i documenti. Non la trovo […] Non è così, come credi tu, che vieni a prenderla…

O: Ci provo io a mandarti cinquanta euro e vediamo noi se tu la prendi in mano, io qui faccio soldi. La do a questo italiano e faccio soldi tutti i mesi. La posso vendere per cinquemila euro capito? Mi prendo i soldi e vengo a casa.

S: Che vieni a casa? Stai là… e non sognare più.


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