Viterbo – (s.m.) – Prima voce fuori dal coro al processo “Night club”.
Per uno dei clienti del New Chicago, locale notturno sulla Tuscanese sequestrato due anni fa, fare sesso con le avvenenti ballerine era “impossibile”.
Lo ha dichiarato ieri mattina, al processo contro i cinque imputati tra gestori, avventori e una collaboratrice. Tre uomini e due donne alla sbarra per sfruttamento della prostituzione.
“Le ragazze si spogliavano soltanto, ma era vietato toccare. Dicevano che c’erano le telecamere”, ha spiegato il testimone. Una versione diversa non solo dai racconti degli altri frequentatori del night, ma anche dalle sue prime dichiarazioni agli investigatori, nell’autunno 2012. Il pm Stefano D’Arma insiste: “All’epoca disse di aver avuto rapporti sessuali nei privée”. “Mai fatto!”, rilancia il cliente del night.
Prima di lui, altri due avventori hanno parlato davanti ai giudici. Entrambi con un’idea diversa e molto precisa di come funzionava l’intrattenimento nel night. “Si pagavano circa trenta euro per fare la tessera e 120 per l’ingresso, che comprendeva la consumazione. Il sesso nel privée, invece, era a parte. Appartarsi con una ragazza costava altri 50 euro per mezz’ora”.
Il secondo cliente conferma. Ricorda di aver pagato cento euro per rimanere solo per un’ora con una ballerina. Al preservativo pensava lei.
Per l’accusa, almeno alcune delle ragazze al bancone erano minorenni. Straniere, la maggior parte dell’Europa dell’Est. Le prestazioni sessuali potevano costare anche 300 euro. Le ragazze ne avrebbero eseguite anche cinque per notte.
L’ascolto dei testimoni continua alla prossima udienza, a ottobre.


