Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono apparsi in questi giorni, sulla stampa e i siti web locali, molteplici articoli e commenti sulla recente sentenza del Tar in merito alla sub-concessione mineraria dello stabilimento termale comunale, oggi Terme dei Papi.
Nel tentativo di far chiarezza almeno sugli argomenti di maggiore interesse per la cittadinanza, abbiamo deciso di parlarne e pubblicare il nostro punto di vista.
Innanzi tutto due parole sulla sentenza del Tar, appena pubblicata.
Di fatto non dice niente di nuovo o meglio dice cose che almeno gli Addetti ai lavori già conoscevano.
Quando, circa 20 anni fa, il comune di Viterbo decise di rinnovare e ampliare il suo ormai fatiscente stabilimento termale, indisse uno specifico appalto-concorso, diretto all’imprenditoria locale e nazionale, nel quale veniva specificato che il corrispettivo della costruzione e completa realizzazione del nuovo progetto sarebbe stato costituito dalla gestione del complesso per 40 anni.
Altro caposaldo, determinante ai fini del perfezionamento dell’appalto, e ben esplicitato in sede di contrattazione integrativa, prima che avesse inizio la ristrutturazione dell’Impianto, era costituito dalla possibilità, accordata dal comune agli imprenditori-costruttori del nuovo complesso, di approvvigionamento dell’acqua termo-minerale del Bullicame nei quantitativi necessari al corretto funzionamento dello Stabilimento.
La sentenza del Tar non ha fatto altro che riconfermare gli accordi contrattuali assunti volontariamente dalle parti.
Ne discende, chiaramente, che qualsiasi limitazione, riconducibile alla volontà del Comune, che dovesse essere posta oggi alla durata contrattuale della gestione delle terme (ripetiamo già accordata contrattualmente per 40 anni ) o alla disponibilità dell’acqua (che farebbe decadere l’efficienza e la qualità del servizio offerto dallo stabilimento, compromettendone la sussistenza e lo sviluppo) costituirebbe, da parte del comune, una violazione del contratto.
In altre parole è come se il comune non assolvesse il pagamento del corrispettivo pattuito.
Veniamo ora ai riflessi, per alcuni commentatori definiti negativi, della sentenza del Tar sullo sviluppo del termalismo nella nostra città.
Innanzitutto crediamo sia giusto puntualizzare che la nostra città è già decorosamente rappresentata, almeno in ambito nazionale, da due strutture (Terme dei Papi e Pianeta Benessere) già ampiamente accreditate per la varietà ed efficienza dei servizi termali resi.
Innegabili, però, potrebbero essere le opportunità di sviluppo, se venissero colmate alcune lacune, per così dire “strutturali”, evidenti soprattutto nel complesso termale comunale.
Le Terme dei Papi, infatti, particolarmente caratterizzate nella componente curativa e nella prevenzione con mezzi termali classici (acqua e fango) e sebbene accreditate dal Servizio Sanitario Nazionale nella categoria di eccellenza per la specifica convenzione, hanno da sempre manifestato nella carenza di recettività il loro limite più frustrante.
Questo limite, di fatto, ci esclude dai circuiti internazionali, dai meetings, dai contatti, nelle fiere di settore, con i migliori tour-operators.
Le Terme dei Papi, ad oggi, hanno una clientela quasi esclusivamente pendolare e questo è un fatto davvero anomalo nel contesto del termalismo nazionale e internazionale.
Le Terme dei Papi non hanno un parco, non hanno verde: quale migliore opportunità per trasformare l’ormai fatiscente struttura del vecchio stabilimento Inps in un efficiente complesso ricettivo, del tutto complementare e sinergico con le Terme Comunali esistenti?
Ci sono, dunque, se si vuole, ampi margini e prospettive di crescita per lo sviluppo dell “città termale”!
Un’altra osservazione arriva dagli altri investitori che accusano di essere “al palo” con i loro progetti di investimento per l’incertezza conclamata di disponibilità di acqua termale.
E qui ci sentiamo di dar loro pienamente ragione, perché anche noi siamo “al palo” con i nostri progetti approvati da oltre 10 anni, per la più volte denunciata indisponibilità di risorse minerarie!
Regione e Comune, fino ad ora, nulla hanno fatto per dare certezze a chi ha voglia di investire .
Ci sono tutt’ora centinaia di pozzi abusivi che depauperano la falda acquifera termale…e fiumi d’acqua termale che vanno ancora a disperdersi nei campi.
Se veramente si volessero premiare gli imprenditori decisi ad investire, si potrebbe (e si dovrebbe) recuperare per loro l’acqua termale che si spreca scelleratamente nei modi e nelle quantità più volte impassibilmente censite dagli organi di controllo regionali e comunali.
Si legge, invece, sulla stampa locale, che l’acqua termale per i nuovi investimenti si dovrebbe recuperare sottraendola ancora allo stabilimento esistente, compromettendone l’efficienza e minandone ineluttabilmente la sussistenza.
Ebbene, se questa dovesse essere la reale intenzione dell’amministrazione comunale, siamo pronti a fare un passo indietro e ad offrire al comune l’opportunità di alternare la nostra gestione con quella di altri Imprenditori decisi e determinati, sopra un cespite non di proprietà, a fare e dare di più (naturalmente restituendoci il solo importo dei mutui contratti e delle spese fin qui sostenute).
Noi comunque qualche cosa di buono crediamo di averlo già fatto. Volevamo pensare ancora in grande: forse ci siamo sbagliati.
Famiglia Sensi
