Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E’ dagli anni ’90 che i parlamentari votano leggi che riconoscono ai loro conviventi (etero e, da poco, omosessuali) e a quelli dei giudici della consulta, impiegati della Camera, alcune categorie di giornalisti, i diritti dei coniugi legalmente sposati: assistenza sanitaria e rimborsi, quota retributiva doppia, in alcuni casi reversibilità della pensione e vitalizi.
Il noto sostenitore di famiglie, Pierferdinando Casini, allora presidente della Camera e convivente, fece introdurre il riconoscimento del rimborso per le prestazioni sanitarie (fino al 90%) ai conviventi e ai figli nati al di fuori del matrimonio (reg. assistenza sanitaria integrativa dei deputati, articolo 2, lettera d).
Questa “cassa mutua privata” ci costa 12 milioni di euro all’anno! Mi chiedo: che democrazia è questa? Che popolo siamo noi che sopportiamo, oltre a questa, tante ingiustizie? Dov’erano l’Azione cattolica, Sì alla famiglia, e le altre associazioni (non ricordo i nomi, anche perché pensavo che si fossero estinte con il Medioevo) quando in Parlamento si votavano queste leggi, tuttora in vigore?
Come mai, su questi privilegi non sento levarsi voci indignate e raccolte di firme? Noi, per abolire i vitalizi ai consiglieri regionali, le firme le abbiamo raccolte. Come mai, quando si chiede che gli stessi diritti siano estesi agli altri si innalzano le barricate?
I parlamentari sì e i comuni mortali no? Tutti abbiamo pari dignità sociale e siamo uguali, nella nostra diversità, di fronte alla legge senza distinzione di razza, sesso, idee politiche, religiose e condizioni economiche come riconoscono e affermano le costituzioni delle democrazie più evolute e di cui i governi devono tenere conto.
Non si può derogare da questo principio, non lo si può calpestare: morirebbe la democrazia e l’intera struttura della società che oggi, come vediamo, è messa a dura prova. Chi opera una scelta diversa dal matrimonio avrà i suoi validi motivi, nessuno di noi può entrare nell’animo altrui e decidere, per gli altri, ciò che è giusto e ciò che non lo è.
I motivi religiosi non c’entrano, perché chi non condivide una legge può non servirsene. Ma la legge ci deve essere, perché chi ha un’idea diversa deve poterne usufruire: poi ognuno farà i conti con la propria coscienza. Molti si oppongono al riconoscimento di nuclei familiari diversi dalle famiglie tradizionali, soprattutto a quelli formati da coppie omosessuali, verso i quali persistono atteggiamenti intolleranti e omofobi che portano tanti ragazzi a vivere male e, perfino, al suicidio.
Io sono sicura che Dio che, oltre che giusto, è buono, stia abbracciando e stringendo a sé quei ragazzi per consolarli e confortarli per le sofferenze che noi, eterosessuali della cosiddetta società civile, abbiamo inflitto loro: quei ragazzi li abbiamo uccisi noi, con la nostra indifferenza, ironia, battute, barzellette, fino ad arrivare all’omofobia e a gravi atti di violenza.
L’amore omosessuale ha la stessa dignità di quello eterosessuale, perchè fa superare solitudine e rappresenta quel bisogno di affetto che tutti gli esseri viventi provano. Ciò che ci deve fare indignare è la pedofilia (di laici e preti), il turismo sessuale che porta tante stimate persone, padri di famiglia, a recarsi in tante zone povere della terra dove, a causa della povertà e per pochi soldi, possono approfittare di bambine/i di 9/10 anni. Per non parlare delle violenze perpetrate all’interno delle famiglie.
Queste sono le perversioni contro le quali raccogliere firme e tuonare dai pulpiti! Il registro delle unioni civili, o di fatto, è un piccolo segnale di fronte alle grandi problematiche sociali delle unioni etero ed omosessuali (per quest’ultimi più complicate). Signor sindaco, signori consiglieri, vi chiedo di approvarlo, a prescindere dalle coppie che si iscriveranno (una, nessuna, centomila). Comunque vada, scriverete una pagina di buona politica.
Maria Immordino
Solidarietà Cittadina
