Viterbo – Rush finale del processo per tratta di esseri umani: accusa e difese tireranno oggi le loro conclusioni su una vicenda giudiziaria vecchia di anni.
Sugli imputati Damian Stelian e Costantin Sergiu Ilie pesa l’accusa di aver venduto due ragazze di 15 e 16 anni a un gruppo di albanesi, per farle prostituire a Viterbo.
Succedeva nel 2005. L. e A. vengono portate dalla Romania in Italia. Per il pm Fabrizio Tucci, le ragazze credono di dover andare a lavorare in una pizzeria. Non sanno che, una volta a Viterbo, si ritroveranno a vendersi una al “Palazzaccio” di via Cattaneo e l’altra a San Pellegrino.
Stelian e Ilie le avrebbero vendute per mille euro ciascuna a quelli che nelle intercettazioni sono “gli albanesi”: Artur Sulejmani e Samuel Kola, già processati e condannati a undici anni in primo grado come gestori del business della prostituzione. Il blitz della squadra mobile scatta a marzo 2005. Sempre su input delle intercettazioni: gli indagati del vecchio processo dicono che L. è una bambina che rende poco. La polizia interviene prima che la 15enne sia ceduta “ai brasiliani”.
Il primo processo è “agli albanesi” Kola e Sulejmani che comprano e violentano le ragazze, oltre a spartire i guadagni della prostituzione col resto del gruppo. Otto condanne su dodici tra i “padroni” di L. e A., due clienti e una donna additata come loro custode e carceriera. La sentenza è del 2011, ma dopo tre anni non c’è ancora nessun appello fissato.
Quello di stamattina, per tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione minorile è il secondo processo per la vicenda di L. e A.. Stavolta rispondono i presunti “venditori” delle ragazze, che si difendono: “Sono state loro a voler venire in Italia, nessuno le ha costrette”, ha dichiarato Ilie alla scorsa udienza, ammettendo comunque che era vero che pensavano di dover lavorare in pizzeria.
Oggi in aula parlerà l’altro imputato Stelian. Dopodiché, il processo si avvierà alle battute finali: requisitoria del pm e arringhe dei legali Fabrizio Ballarini e Giovanni Arona.
La sentenza potrebbe arrivare anche in giornata. A meno che il presidente della Corte d’Assise Maurizio Pacioni (a latere Eugenio Turco) non decida di rinviare per repliche e decisione.

