Viterbo – Entrano a pieno titolo nel processo le intercettazioni di “Genio e sregolatezza”.
Il tribunale di Viterbo ha dato sessanta giorni ai periti per trascrivere le telefonate registrate nell’inchiesta sugli appalti truccati.
700mila le conversazioni audio captate in totale dagli investigatori, cui si sommano le 12mila ore di riprese video eseguite dagli investigatori del Nipaf (Nucleo investigativo polizia ambientale e forestale).
Le difese degli otto imputati tra imprenditori, amministratori e funzionari del Genio civile ne avevano chiesto l’inutilizzabilità per ragioni formali: i decreti autorizzativi del gip non avrebbero spiegato perché le intercettazioni erano indispensabili. Ma per i giudici, i motivi erano chiari: tra le conversazioni registrate spuntano due imprenditori – non imputati in questo processo – che avrebbero garantito viaggi a Roma con prostitute a un pubblico ufficiale. Intercettare è necessario per sondare i rapporti tra il funzionario e i due imprenditori.
Da lì in poi, si arriva agli appalti: una ventina di gare presumibilmente spartite tra “pochi intimi”. Con l’apporto, secondo gli inquirenti, dei funzionari del Genio civile che danno il nome alle indagini: Roberto Lanzi e Gabriela Annesi.
Il primo, in particolare, è accusato di aver intascato otto tangenti in due anni per il suo prodigarsi a favore della ristretta cerchia di imprenditori. Il tutto nella sua duplice veste di impiegato all’ufficio gare dell’ente regionale e consulente del consorzio Cost Scarl, che raccoglieva molti degli imprenditori imputati.
Due incarichi i magistrati hanno da sempre ritenuto in palese conflitto di interessi. Soprattutto perché, per l’accusa, le somme che Lanzi avrebbe guadagnato come consulenze erano tangenti.
Ma secondo la dirigente regionale ascoltata ieri in aula, “non c’era nessun conflitto di interessi, a livello amministrativo: Lanzi ottenne tranquillamente il part-time al Genio civile, per dedicarsi a quell’autonoma attività di consulenza dal 2008 al 2010”.
Prima di lei hanno parlato i tre consulenti informatici della procura, che hanno analizzato pen-drive, computer e cellulari degli imputati nel novembre 2012, a ridosso del secondo blitz della forestale.
Il primo era stato a ottobre. Dodici persone finiscono in arresto, ma il Riesame annulla l’ordinanza del gip e scarcera tutti. Tempo un mese e i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci ne ottengono una nuova, con un imprenditore in più che finisce in manette. Di quelle tredici persone, a processo finiscono in otto, dopo il patteggiamento degli imprenditori padre e figlia Gianfranco e Daniela Chiavarino e Roberto Tomassetti. Fuori anche i loro colleghi Stefano Nicolai e Marcello Rossi, per i quali non è stato chiesto il rito immediato.
Per tutti gli altri, processo subito senza udienza preliminare. Alla sbarra, oltre ai due funzionari dell’ente di via Marconi, ci sono il sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’assessore Luciano Cardoni, con gli imprenditori Fabrizio Giraldo, Angelo Anselmi, Luca Amedeo Girotti e Giuliano Bilancini. Ma è solo la punta dell’iceberg.
Gli inquisiti di “Genio e sregolatezza” sono 63. Per la maggior parte di loro, le indagini continuano. Gli otto a processo, invece, torneranno in aula a giugno.



