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Cesareo? No Grazie, a Viterbo meglio il parto naturale

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L'ospedale Belcolle

L’ospedale Belcolle 

Viterbo – Meglio partorire naturalmente.

La direttiva della regione Lazio che chiede meno cesarei e più parti naturali a Viterbo sembra essere stata presa alla lettera.

Nel 2013 a Belcolle sono nati 1235 bambini e quasi tutti senza ricorrere alla chirurgia. I tagli cesarei sono stati solamente 219, ovvero il 17,7%. La percentuale sale leggermente se nel conto si aggiungono anche i 70 parti cesarei pregressi, ovvero quei cesarei che arrivano perché ne è già stato fatto uno precedentemente. Calcolando anche questi 70 la percentuale dei tagli sale al 20,2%. Esattamente la soglia indicata ai presidi ospedalieri dal ministro della salute Beatrice Lorenzin.

Niente però in confronto a quello che succede negli altri ospedali del Lazio. Dove la media è di 44 parti cesarei su cento. MaViterbo è anche sotto la media italiana, che si attesta al 38%. Senza contare che nella Tuscia si partorisce dovvero natualmente, l’epidurale è solo un miraggio, visto che nell’ospedale viterbese non ci sono anestesisti con la specializzazione giusta.

Fa meglio del capoluogo della Tuscia solamente Latina, dove la percentuale di cesarei scende al 15%.

La Regione Lazio sull’effettuare i tagli per far nascere i bambini è molto fiscale, il parto naturale infatti, oltre ad essere una pratica da preferire per la salute della donna, fa risparmiare il sistema sanitario regionale. Parlando di cifre,  un parto naturale e la relativa degenza per mamme e figli costa alle casse regionali mille 272 euro contro i duemila 92 euro di un cesareo normale (con complicanze il costo aumenta). Questo secondo la rimodulazione delle tariffe varata con il decreto 310 del luglio scorso dal commissario di governo alla sanità, Nicola Zingaretti.

Non a caso proprio il contenimento di questa pratica chirurgica, nelle intenzioni della Regione, sarà uno dei cinque obiettivi sui quali verrà valutato l’operato dei direttori generali.

Maria Letizia Riganelli


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