Viterbo – Con la legge regionale sull’acqua e quella in discussione in Parlamento, la sorte di Talete sembra segnata.
La società pubblica che gestisce l’acqua è destinata a lasciare il posto a nuovi soggetti, consorzi fra comuni o altro.
Nel frattempo, a Talete la situazione è critica. La relazione tecnica di Paolo Piciucchi, nel cda Talete, è da allarme rosso. L’ha presentata ieri mattina all’incontro Pd per la nuova legge regionale sull’acqua.
Profondo rosso.
La tariffa non è sufficiente a coprire i costi, la regione ha chiuso i rubinetti, nessun comune ha acquisito i finanziamenti previsti per i lavori di messa a norma, così Talete ha dovuto provvedere direttamente, con il risultato d’esporsi finanziariamente.
“Compromettendo – dice Piciucchi – il bilancio in modo pesantissimo. Per fronteggiare il resto delle spese è stato fatto ricorso al debito verso i fornitori, soprattutto energetici, che hanno fatto da banca a Talete.
Con Enel, Acea Electrabel, Edison, Hera si è arrivati a un’esposizione pari a circa tredici milioni e mezzo di euro”.
Altra nota dolente, la morosità. “In Talete l’utente moroso è perseguito nella migliore delle ipotesi l’anno successivo a quello della riscossione – spiega Piciucchi – ma i tempi si possono allungare anche di anni con il rischio di perdere il credito”.
I mancati pagamenti sono aumentati con il fenomeno arsenico. “A partire da fine 2012 la percentuale è cresciuta dal 10, a oltre il 20 per cento”.
Su un fatturato di circa 22 milioni di euro, i mancati incassi sono pari a cinque milioni. Ci sono poi i debiti verso i comuni: “Cinque milioni e mezzo di euro.
Il debito verso fornitori energetici ammonta complessivamente a 13,5 milioni di euro così suddivisi: Enel due milioni e 300mila euro, Acea energia, due milioni e mezzo, Edison 500mila euro, e relativamente Hera Comm otto milioni.
Ci sono poi i debiti verso fornitori non energetici, circa quattro milioni e mezzo”.
Sono stati messi in atto risparmi e piani di rientro quindicinali, mentre occorre fare fronte all’emergenza arsenico e la onerosissima scelta dei dearsenificatori.
Poi i depuratori da rendere efficienti. Altra tegola.
“Da una stima che ho fatto produrre dagli uffici è risultato che per rendere efficienti i depuratori esistenti e dotare gli scarichi non depurati di impianto e opere di collettamento, per i soli 28 comuni che fanno parte di Talete, occorrerebbero non meno di sessanta milioni di euro.
Spese che dovrebbero essere sostenute dalla tariffa.
Bisogna chiedersi se l’utente è in grado di sopportare il raddoppio almeno della bolletta per i servizi idrici.
Credo che la soluzione vada trovata e vada trovata in fretta senza che il precipitare delle situazioni possa, come è successo per l’arsenico, far partorire soluzioni tecniche non ottimali”.
Giuseppe Ferlicca

