Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho avuto un disturbo di natura gastrica che mi ha provocato una alterazione alla respirazione e, di conseguenza, ai battiti cardiaci.
Devo dire la verità, ho fatto resistenza a mia moglie che ha subito insistito per portarmi all’ospedale. Su Belcolle se ne dicono così tante che a ognuno di noi un po’ di paura viene spontanea.
Appena sono arrivato ho spiegato i sintomi del mio malessere e subito sono stato messo in codice giallo. Sono cominciati gli accurati esami al cuore e gli accertamenti sono stati ripetuti a distanza di sei ore.
Dal primo intervento fino alla risposta finale, per fortuna di esito del tutto tranquillizzante, sono trascorse quasi nove ore. In quelle nove interminabili ore in quel pronto soccorso è arrivato di tutto: codici rossi, gialli e verdi si sono succeduti senza nessuna interruzione. Era un continuo andirivieni di barelle, di sedie a rotelle e di infermieri che correvano da una stanza all’altra per portare malati, analisi e medicinali.
In quelle nove ore ho visto decine e decine di persone assistite con diligenza e responsabilità, ma il caso che più ha destato apprensione in tutti noi, è stato l’arrivo di un bambino che aveva ingoiato una monetina da un centesimo.
Per quel padre e quella madre sono state ore di angoscia e speranza che quella maledetta monetina riuscisse a passare dall’esofago allo stomaco, ma ogni tentativo è risultato inutile.
Alle nove della sera una ambulanza lo ha accompagnato all’ospedale Banbin Gesù di Roma per essere sottoposto a un urgente intervento chirurgico. Quell’episodio e quell’andare e venire di persone, dopo nove ore hanno fiaccato la mia resistenza e mi sono, così, lasciato andare a qualche protesta per le lungaggini delle definitive risposte, che avrebbero consentito la mia dimissione dal pronto soccorso.
Finalmente la dottoressa che si è occupata di me mi ha spiegato con diligenza tutto quello che mi era accaduto e quanto devo osservare nell’immediato; ma mi ha anche spiegato che tutto quanto avevo visto in quel lungo lasso di tempo era stato effettuato con pochi infermieri e con due soli medici di turno. Di infermieri, in verità e di medici ne avevo visti girare e correre da una stanza all’altra, ma non avevo fatto attenzione che in realtà erano sempre gli stessi.
Ho chiesto scusa per la mia inopportuna intolleranza e ho stretto la mano in segno di solidarietà di comprensione e di ringraziamento.
Roberto Badini

