Vibo Valentia – Abitavano a Canino i tre killer della cosca Patania condannati dal gup di Catanzaro.
C’erano anche loro tra i 16 imputati del processo “Gringia” per tre omicidi e sei tentati omicidi nella faida tra clan del Vibonese. Si tratta della cosca Patania di Stefanaconi, le ‘ndrine Petrolo-Bartolotta e la società di Piscopio, gruppo emergente di Vibo Valentia.
Mauro Graziano Uras, 43 anni, risultava residente a Canino. E’ a lui che il gup di Catanzaro Abigail Mellace ha comminato la pena più alta: ergastolo con rito abbreviato. Gli altri sono il 32enne macedone Vasvi Beluli e il 30enne jugoslavo Arben Ibrahimi. Anche loro abitavano a Canino. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, tutti e tre erano parte del braccio armato della cosca Patania. Di assoldare i due stranieri, si sarebbe occupato lo stesso Uras, insieme ad altri componenti della ‘ndrina.
Per Beluli, detto “Jimmy il macedone”, il processo con rito abbreviato si è concluso con una condanna a 14 anni di reclusione. Nove per Ibrahimi.
Mentre Uras faceva spesso la spola tra Lazio e Calabria, gli altri due si spostavano solo per omicidi su commissione a qualche migliaia di euro. Beluli e Ibrahimi erano adatti perché non davano nell’occhio. Con le loro facce da stranieri e i tratti dell’Europa dell’Est, nessuno li pensava al servizio del potente clan di Stefanaconi. Potevano agire a volto scoperto. La loro vita a centinaia di chilometri da Vibo e a pochissimi da Viterbo li rendeva al di sopra di ogni sospetto.
Uras e Beluli sono stati condannati per l’omicidio di Francesco Scrugli. Il 42enne, esponente della ‘ndrina di Piscopio, fu ucciso a colpi di pistola il 20 marzo 2012, nella zona della marina vibonese. Già un mese prima i Patania avevano cercato di eliminarlo. Scrugli aveva subito un attentato l’11 febbraio, a pochi metri dalla questura di Vibo. A sparare era stato Ibrahimi.
Oltreché del tentato omicidio Scrugli, il 30enne jugoslavo rispondeva anche dell’omicidio di Giuseppe Matina, freddato nel febbraio 2012 a Stefanaconi e anche lui vittima di un attentato pochi mesi prima. Beluli era inoltre reo confesso dell’omicidio di Davide Fortuna, altro affiliato al clan rivale dei Patania. Uno dei delitti più efferati, emersi dall’indagine “Gringia”: Beluli uccise Fortuna a 31 anni, davanti a madre, moglie e figli. Un’esecuzione sotto il sole cocente, sulla spiaggia di Vibo, il 6 luglio 2012, con una scarica di proiettili esplosi da una calibro 9 parabellum.
L’operazione “Gringia” scatta a novembre di due anni fa. Undici persone finiscono in arresto tra Reggio Calabria e Viterbo. I killer caninesi vengono bloccati dalla squadra mobile di Fabio Zampaglione, insieme ai colleghi di Vibo e dello Sco (Servizio centrale operativo).
Per tutti gli altri imputati, le condanne vanno dai 3 ai trent’anni, per un totale di 157 anni di carcere. Con l’unica eccezione di Giovambattista Bartalotta, assolto. Per lui, Uras e un terzo imputato il pm Simona Rossi aveva chiesto l’ergastolo.
Stefania Moretti




