Tarquinia – Ha chiamato il padre egiziano “sporco negro” davanti ai carabinieri.
Nemmeno la presenza dei militari dell’Arma ha placato la 17enne finita in comunità.
E’ accusata del tentato omicidio aggravato della madre, oltreché di minacce, estorsione e maltrattamenti in famiglia. Ma nemmeno il padre era immune dalle sue offese continue.
L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale dei minori parla di un “clima di terrore” instaurato in famiglia dalla ragazzina, che “manifestava un profondo sentimento di disprezzo nei confronti di entrambi i genitori”.
I carabinieri hanno sentito con le loro orecchie la ragazzina insultare il padre e augurargli addirittura il cancro. Oltre a questo, ci sono le minacce alla sorella (“Togliti di mezzo o ti sfregio come ho già fatto con X”) e alla vicina di casa (“Sta zitta’ o ti sgozzo come un maiale”) e l’episodio che ha fatto scattare l’affidamento a una struttura protetta: il tentativo di strangolare la madre, dopo averla chiusa in camera e spinta sul letto.
Succede il 14 febbraio scorso. La ragazzina vuole soldi dalla madre per comprare le sigarette e un cellulare nuovo. Lei glieli nega e le chiede che fine ha fatto l’anello d’oro che da giorni non riesce a trovare. Scatta l’aggressione. La madre viene trascinata in camera e spinta sul letto. La figlia le salta addosso come una furia mettendole le mani al collo e stringendo sempre di più la carotide. A salvare la donna interviene la figlia maggiore, che riesce a entrare nella stanza aprendo la porta con un’altra chiave. La 17enne la minaccia e, intanto, prende a calci la madre che, nel tentativo di divincolarsi, scivola a terra sul pavimento. Quando la donna riesce a uscire sul balcone e a chiamare la vicina, la figlia minaccia anche lei impugnando un coltello: “Sta zitta o ti sgozzo come un maiale”.
Un crescendo di violenza bestiale. L’ordinanza del giudice parla di “quattro anni di sistematici atti intimidatori, ingiurie, minacce, percosse, lesioni”. L’ultima, il giorno prima di essere portata in comunità, quando la ragazza avrebbe aggredito i genitori per l’ennesima volta. A soli tredici anni, nel 2010, aveva ottenuto il permesso giudiziale dal tribunale dei minori sempre per maltrattamenti in famiglia. Proprio quei suoi precedenti le sbarreranno probabilmente la strada a benefici e attenuanti; l’ordinanza del tribunale dei minori parla chiaro: “non risultano elementi da valutare in favore dell’indagata”.
A suo carico ci sono le denunce della vicina di casa e della madre, corredata di referti medici, la testimonianza della sorella, gli sms inviati al fidanzato subito dopo i fatti: “Stavo a strozzà mi madre e ho minacciato col coltello la vicina de casa”. A traviare la ragazzina, cattive frequentazioni, tra cui anche pregiudicati e “nessun serio percorso scolastico” intrapreso finora. Ma anche la sua “personalità fortemente incline alla violenza”. Una miscela esplosiva e pericolosa che lunedì mattina le ha spalancato le porte di una comunità.
Stefania Moretti

