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“Ha gridato aiuto tutta la notte”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Vetralla – E’ stata schiaffeggiata e presa a pugni dal suo compagno per ore. I vicini l’hanno sentita gridare aiuto tutta la notte. La mattina dopo era talmente provata che scendeva le scale del palazzo barcollando, senza riuscire a trattenere i singhiozzi.

Un incubo che ha il suo apice la notte tra il 23 e il 24 dicembre del 2008, ma che è durato mesi.

Ieri mattina, dopo più di cinque anni, per un 50enne di Vetralla è arrivata la condanna a un anno e due mesi di reclusione. Alla sua ex compagna l’uomo dovrà anche versare tremila euro di provvisionale in attesa della definizione del risarcimento con il processo civile.

Il pm Sabrina Galeazzi ha ricostruito i fatti di fronte al giudice Eugenio Turco partendo proprio da quella notte di dicembre.

“L’ha pestata per ore e ore – spiega -. Quando la mattina dopo il fratello è andato da lei l’ha trovata sanguinante, piena di lividi, distrutta fisicamente e psicologicamente. Lividi che purtroppo non erano affatto un’eccezione. In più occasioni anche la madre della signora li aveva visti, ma lei fino a quel giorno aveva sempre cercato di nasconderli a tutti”.

La donna nonostante le botte, gli insulti e i maltrattamenti continui non riesce per molto tempo ad allontanarsi da quell’uomo. Ne è innamorata e crede in quel rapporto. Al punto che, come lei stessa ammette, gli perdona sempre tutto e lo giustifica perché gli vuole bene.

“Una vicina di casa della signora – racconta l’avvocato della parte civile Antonella Fiore Melacrinis – ci ha riferito di quando lui le sferrò un pugno mentre erano al telefono, al punto che lei dall’altro capo della cornetta sentì il botto prima che la linea cadesse. Un altro vicino ancora, ripercorrendo la serata terribile del 23 dicembre, spiega di averla sentita gridare aiuto per tutta la notte dal suo appartamento. Allarmato andò a suonare alla porta, ma gli aprì il 50enne che lo mandò via. In casa pare ci fossero piatti rotti ovunque e la donna seduta immobile sul divano”.

Le botte sarebbero continuate anche quando la donna cominciava a sanguinare.

“La schiaffeggia sul viso – prosegue l’avvocato Fiore Melacrinis -, ripetutamente, finché lei non comincia a sanguinare dalla bocca e dal naso. Ma non si ferma nemmeno a quel punto. Le tiene chiusa la bocca e continua con le botte sulla testa. Non è un caso se al pronto soccorso le viene diagnosticato un trauma cranico”.

Oltre il danno anche la beffa. “Come se la violenza fisica non bastasse – conclude la parte civile – il 50enne non perde occasione per screditare la sua compagna. Mentre lei, picchiata a sangue per mesi, parla di amore e di affetto nei suoi confronti, lui la definisce violenta, disagiata… perfino sieropositiva!”

Per la difesa, al contrario, i racconti delle botte arriverebbero soltanto dalle testimonianze dei familiari della vittima: la madre e il fratello soprattutto. “E’ la donna – sottolinea l’avvocato Cecchini – che spesso lo andava a cercare e che gli diceva di amarlo. Lei non ha modificato in nessun modo le proprie abitudini di vita, quindi non possiamo parlare di stalking e la notte in cui racconta di essere stata picchiata poteva scegliere di andarsene invece è rimasta in quella casa”.

Il giudice Eugenio Turco ha creduto soltanto in parte alla ricostruzione della difesa. Il 50enne di Vetralla è stato infatti assolto dallo stalking e dal sequestro di persona, ma condannato per i maltrattamenti in famiglia a un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa per la condizione.

Francesca Buzzi


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