Viterbo – Le antiche mura ritrovate nella Valle di Faul ricadono, molto probabilmente, in quella che un tempo era l’area di pertinenza di Santa Maria della Ginestra (fotocronaca – slideshow).
Una chiesa citata dal cronista Anzillotto viterbese già nel 1243: “… i viterbesi di novo rinforzorno le stecchata, et ferono maggiori fossi, et ferono una buffa grande et piccola, et puserla nel piano Santa Maria delle Ginestre”.
Le buffe erano macchine che servivano per lanciare dardi, pietre o lance a grande distanza e i viterbesi le usarono nel 1243 durante la battaglia contro le truppe di Federico II di Svevia.
Lo storico Cesare Pinzi conferma la notizia aggiungendo anche che gagliardi guerrieri “s’eran messi pei cunicoli incavati al di sotto delle mura e delle carbonaje, ed erano sbucati fuori di repente nel Piano dei Tornatori”.
Nel 1243 la chiesa era considerata “extra viterbium” perché il tratto di mura castellane che va da Porta Bove a Porta Faul fu completato soltanto nel 1268.
E’ utile sapere, anche per maggior comprensione del ritrovamento archeologico, che nel 1293 la chiesa di Santa Maria della Ginestra fu ampliata: “… i Priori decisero, consezienti il vescovo e i monaci di Farfa, di concedere tutto il terreno che andava da Porta Faul a Porta Bove, a condizione, però, che l’Abbate costruisse nell’area concessa una chiesa più grande, il monastero ed altri edifici, salvando e conservando tutti quelli già esistenti”.
I monaci benedettini mantennero il possesso della chiesa di Santa Maria della Ginestra fino alla metà del XV secolo e dal 1450 in poi questa fu retta da frati del terz’ordine francescano.
Nel 1468 venne fatto l’inventario di tutti i beni.
Dal 1525 al 1527 la chiesa fu usata “per allestir lì uno dei lazzaretti ove ricoverare i tanti miseri pestiferati”.
Dal 1531 in poi la chiesa detta del “Lazzaretto” fu affidata alla Confraternita della Misericordia che, oltre ai normali impegni religiosi e civili, aveva il compito di visitare i carcerati e di assistere i condannati a morte. Da questo momento in poi prende il nome di Chiesa di San Giovanni Decollato.
Nel 1875 divenne di proprietà dello Stato Italiano, fu usata come magazzino, come sede della banda musicale cittadina, come garage per i mezzi della nettezza urbana e, oggi, come ristorante pizzeria.
L’antico muro di contenimento del terreno nella Valle di Faul, che oggi è oggetto dello sbancamento, risulta già esistente in un’incisione di Tarquinio Ligustri del 1596 e nella planivolumetria di Pierre Mortier del 1680.
Della chiesa di San Giovanni Decollato si ha notizia, tra l’altro, anche in occasione dei lavori di riadattamento di Via Faul avvenuti nel 1785. Il costruttore, come scritto in un manoscritto conservato presso la Biblioteca degli Ardenti di Viterbo, è obbligato a fare “nella estensione della suddetta strada l’esito delle acque, che scoleranno dalla medesima, e di quelle che vengono dal poggio superiore della Santissima Trinità, tre ponti a occhio di buon materiale di tufo colle testate però di pietra e sue falde, ove saranno necessarie per tenere il piano della strada, il primo cioè quasi in faccia al molino per ricevere le acque della costa del poggio della Trinità, il secondo dove termina la siepe che circonda il terreno rinchiuso per ricevere le acque che scolano dalla strada che passa sotto la chiesa di San Giovanni Decollato, ed il terzo vicino alla porta della città per ricevere le acque dello scolo della strada”.
Silvio Cappelli

