Viterbo – “Siamo pronti a mandarli a casa”.
Dopo il flop annunciato di ieri in consiglio provinciale, andato deserto per l’assenza programmata all’interno della maggioranza, il Pd e il resto dell’opposizione non abbassa la guardia, anzi. Fra i banchi solo tre della coalizione che sostiene Meroi, Casini e Bigiotti (Udc) e Torromacco.
“Non ci fermeremo – anticipa il capogruppo Pd Federico Grattarola – chiederemo la convocazione di un’altra seduta e non appena Tolmino Piazzai prenderà il posto di Bengasi Battisti, avremo la decima firma per presentare la mozione di sfiducia verso l’amministrazione Meroi”.
La misura a palazzo Gentili, per il Pd è colma. Da un pezzo.
“Viene quasi da vergognarsi a essere consigliere provinciale – incalza Grattarola – al peggio non c’è mai fine.
Questa crisi che era stata spacciata per un’esigenza di tagliare i costi della politica, si è rivelata di tutt’altra natura.
I partiti litigano tra loro, mentre ai problemi della gente, dai rifiuti all’acqua, passando per strade e precari, nessuno pensa. Manca la politica”.
Invece, come fa notare Mirco Luzi (Pd), visto il delicato momento che stiamo attraversando, ci sarebbe bisogno di qualcuno che in provincia governasse. “Ma non c’è – spiega Luzi – manca”.
Il consiglio provinciale è saltato, anche se convocato venti giorni fa. “Non si è voluto discutere – osserva Alessandro Angelelli (Pd) – ed è inutile che il presidente Meroi sostenga come nonostante i problemi di natura politica, la macchina amministrativa vada avanti. Non è così.
Per prendere tempo ha nominato quattro assessori tecnici, quattro martiri per come saranno trattati, mandati via quando vorranno rimettere dentro i politici”.
La maggioranza in provincia, chi l’ha vista? “Che fine ha fatto – si domanda Maurizio Palozzi (Pd) – c’è gente che non vedo più da tempo.
Oggi ci aspettavamo di conoscere gli assessori tecnici, che ci spiegassero cosa vogliono fare a un anno dalla scadenza. Invece, cosa intendono fare lo sanno solo loro.
Una giunta tecnica che noi non abbiamo condiviso, ma cosa più grave, che nemmeno la maggioranza condivide”.
Un misto fra malcontento e rabbia, cui si unisce anche Giovanni Francola dell’Italia dei Valori, mentre Ciancolini (Pd) si trova costretto ad ammettere come a palazzo Gentili si stia facendo di tutto per dare ragione a chi le province le vuole sciogliere.
Anche se un distinguo va fatto: “Noi con questo modo di fare politica non c’entriamo – precisa Palozzi – non siamo parte di questo spettacolo. Non accettiamo che si faccia di tutta l’erba un fascio e se c’è la possibilità, li mandiamo a casa subito”.
Questa possibilità passa per la mozione di sfiducia. Dieci firme sono sufficienti perché se ne discuta in consiglio provinciale.
Per mettere alla porta il centrodestra ne mancano tre.
Giuseppe Ferlicca


