- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Mi aspettava a casa con un coltello in mano”

Condividi la notizia:

Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo 

Caprarola – “Mi aspettava a casa con un coltello in mano. Era arrabbiatissimo. Io mi sono soltanto difeso”.

J. A., il 36enne accusato di tentato omicidio nei confronti del fratello, il 28enne A. A., ripercorre i fatti di quella notte di quasi due anni fa, che terminò con i corpi di entrambi stesi a terra nell’appartamento in cui vivevano a Caprarola, in un lago di sangue.

Tutti e due finirono per perdere i sensi. Il primo colpito da una profonda coltellata al torace, il secondo con tagli in tutto il corpo, anche se meno gravi.

Difficile venire a capo dei motivi che spinsero i due fratelli marocchini a tanta violenza. Di sicuro il clima familiare non era affatto sereno. Il padre era morto da poco, la madre aveva dei problemi di salute e i fratelli discutevano spesso.

“Un paio di giorni prima di quella sera – spiega J. A. al collegio dei giudici – c’erano state delle incomprensioni perché io non avevo trovato mia madre a casa e mi ero preoccupato molto. Aveva dei problemi di salute e volevo sapere dove fosse. Allora ho chiamato A. A. e lui mi ha spiegato che si era trasferita temporaneamente dall’altro nostro fratello, che aveva la moglie incinta. Forse questo episodio l’aveva infastidito…”

J. A. dice di non sapersi dare altra spiegazione per motivare lo stato in cui trovò il fratello la notte del primo maggio 2012.

“Era circa mezzanotte quando sono rientrato a casa – continua -. Avevo smesso di lavorare al ristorante intorno alle 19,30 poi ho fatto un giro con degli amici. Appena ho aperto la porta l’ho trovato arrabbiatissimo e con un coltello in mano. Ho avuto paura e me ne sono andato subito. Non sapevo dove andare e alla fine ho scelto il ristorante sul lago.

Avevo le chiavi di quel posto perché spesso dormivo lì quando lavoravo fino a tarda notte. Sono entrato e sono rimasto una mezzora a riflettere sul perché tutti ce l’avessero con me. Mio fratello mi trattava sempre male. A quel punto, per difendermi, ho preso anche io un coltello dalla cucina del locale e con quello sono tornato a casa”.

Con quel coltello in mano J. A. prova per la seconda volta a entrare nell’appartamento di Caprarola.

“Quando sono tornato mio fratello fingeva di dormire sul divano – prosegue -. Io non avrei usato alcuna arma se lui non mi avesse aggredito. Gli sono passato vicino per andare in camera mia, ma lui non dormiva. Anzi. Era pronto con il coltello e mi ha colpito al torace. Io ho provato a difendermi e per allontanarlo ho preso l’arma dalla parte della lama, cercando di parare i colpi.

Così mi sono ferito anche alla mano. Lui insisteva e mi è arrivato un altro colpo sul fianco con la punta del coltello. Stavo per perdere i sensi e mentre cadevo ho agitato anche io il coltello che avevo in mano, provocando i tagli a mio fratello”.

Secondo i primi referti del pronto soccorso, J. A. avrebbe avuto una prognosi di 30 giorni. Nonostante su di lui pesi l’accusa di tentato omicidio e sul fratello soltanto quella di lesioni, le ferite del primo sarebbero state molto più gravi di quelle del secondo.

Ma per verificare ulteriormente che le dichiarazioni dei due imputati in merito ai colpi ricevuti siano attendibili il collegio dei giudici ha disposto la perizia di un medico che visiterà entrambi i fratelli prima della prossima udienza che è stata fissata per il 24 giugno. In quella data A. A., che finora non si è mai sottoposto all’esame del tribunale e che attualmente si trova in Marocco, potrà decidere se rilasciare o meno dichiarazioni spontanee sull’accaduto. Subito dopo si procederà con la discussione.

Francesca Buzzi


Condividi la notizia: