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“Non sapevo niente di quella paziente”

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L'ospedale di Belcolle

L’ospedale di Belcolle

Viterbo – “Non fui chiamata per quella signora. Mi chiesero solo se potevo trovarle un posto letto”.

Si difende così la dottoressa a giudizio con l’accusa di omissione in atti d’ufficio. Per il pm Paola Conti, non avrebbe visitato un’anziana con gravi crisi respiratorie, abbandonata per sette ore in una stanzetta dell’ospedale Belcolle. Era l’8 dicembre 2006. La signora sarebbe morta quindici giorni dopo.

Ieri, a distanza di otto anni, ha parlato l’imputata, che ha definito “frenetica e caotica” quella giornata. “Era stato stabilito che dovessi seguire io i pazienti della breve osservazione, ma nessuno mi ha sostituita al pronto soccorso. Quindi facevo la spola tra una stanza e l’altra, lavorando su due fronti”.

Da un lato i codici rossi e gialli in arrivo al pronto soccorso. Dall’altro la breve osservazione: una stanza in cui i pazienti restano in attesa, seguiti dal personale medico. La signora era qui. Per sette ore ha aspettato che qualcuno si occupasse di lei, ma nessuno l’ha visitata prima delle 21, quando è entrato in turno un altro medico.

“Per quella signora è venuto da me solo un infermiere che mi ha chiesto se c’era un posto letto, aggiungendo che la cartella clinica l’avrebbe fatta un altro medico. Dopodiché non ho saputo più niente di questa paziente. Il giorno dopo lo stesso infermiere mi ha insultata con parole pesantissime. Episodio per cui ho sporto denuncia”.

L’infermiere è il nipote dell’anziana, parte civile al processo contro la dottoressa. A giugno il reato sarà prescritto. La sentenza di primo grado arriverà in extremis: alla prossima udienza sarà sentito l’ultimo testimone, prima della decisione dei giudici. 


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