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Piccole e medie imprese in stallo

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Mario Adduci, Giuseppe Crea, Rino Orsolini

Mario Adduci, Giuseppe Crea, Rino Orsolini

– INDAGINE CONGIUNTURALE SULLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL LAZIO

II SEMESTRE 2013

VITERBO, 6 MARZO 2014

Nulla di nuovo, in termini di ripresa, all’orizzonte delle Piccole e Medie Imprese della nostra provincia.

L’andamento del 2013, inizialmente migliorativo, declina nella seconda metà dell’anno, lasciando la percezione di una situazione di stallo, di sostanziale stabilità e di attesa di un ancora lontano traguardo del superamento della crisi.

Meno brillante la dinamica produttiva; rallenta l’export verso i mercati dell’Unione Europea, con inevitabili riflessi sui livelli di fatturato.

Per contro, emerge qualche timido segnale di miglioramento sul versante del portafoglio ordini interni, rispetto a quanto registrato nella prima metà dell’anno.

Ma si tratta di segnali flebili, incerti, parzialmente contraddittori, che potrebbero benissimo capovolgersi nei prossimi mesi e che richiederebbero ancora di essere stabilizzati.

L’occupazione sostanzialmente tiene, alla luce dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali; ma le previsioni per l’inizio del 2014 prefigurano ancora uno scenario improntato ad incertezza e scarsa fiducia da parte degli operatori, circa una possibile inversione di tendenza.

E’ l’istantanea scattata da Federlazio con l’indagine congiunturale relativa al secondo semestre del 2013.

La ricerca è stata realizzata su un campione di 350 piccole e medie imprese associate, delle quali 46 della Tuscia, le cui caratteristiche settoriali e dimensionali rappresentano fedelmente la composizione dell’universo delle imprese aderenti all’Associazione.

La maggioranza delle imprese intervistate ha una dimensione compresa tra i 10 ed i 49 addetti, con una percentuale pari al 48,7%; mentre il 35,9% impiega fino a 9 unità. Il peso percentuale delle aziende con oltre 50 addetti, è pari al 15,4%.

Tav.2. SEQ Tav.2. \* ARABIC 1 – Dimensione media delle imprese.

Classe di addetti Percentuale
1 – 9 35,9
10 – 49 48,7
Oltre 50 15,4

Fonte: Indagine Congiunturale Federlazio

I questionari proposti al campione di imprenditori intervistati, hanno focalizzato l’attenzione sui più significativi indicatori dei risultati aziendali, consentendo una visione costantemente aggiornata sullo stato di salute delle PMI.

 

DEMOGRAFIA DELLE IMPRESE

L’analisi della connotazione demografica dell’universo imprenditoriale di questa provincia, elaborata dall’Ufficio Studi della Federlazio su dati Movimprese, denota nel terzo trimestre del 2013 la presenza di 33.808 imprese attive.

Nella graduatoria regionale Viterbo è al quarto posto, seguita da Rieti con 13.168 imprese e sopravanzata nell’ordine da Frosinone (38.884), Latina (47.288) e Roma (337.489).

Un dato da porre in rilievo: il divampare della crisi economica ha avuto nella Tuscia pesanti riflessi sulla demografia delle imprese: Viterbo presenta un tasso di crescita delle imprese dello 0,15%, inferiore sia a quello regionale (0,43%) ed a quello nazionale (0,21%).

Ancora più profondo il divario sul versante delle imprese industriali, con un tasso di sviluppo che è il più basso tra tutti i territori della Regione (-1,1%).

Tav.1.3- Lazio: demografia delle imprese nel III trimestre 2013

Tutti settori Registrate Attive Iscrizioni Cessazioni* Saldo Tax crescitaIII trim 2013 Tax crescitaIII trim 2012
Viterbo 37.951 33.808 475 418 57 0,15 0,19
Rieti 15.153 13.168 173 161 12 0,08 0,26
Roma 463.516 337.489 6.493 4.210 2.283 0,50 0,12
Latina 58.065 47.288 816 669 147 0,25 0,22
Frosinone 46.370 38.884 652 526 126 0,27 0,30
Lazio 621.055 470.637 8.609 5.984 2.625 0,43 0,15
Italia 6.070.296 5.199.030 76.942 64.008 12.934 0,21 0,24

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati Movimprese. (*) cessazioni al netto delle cessate d’ufficio.

 

Tav.1.4 – Lazio: imprese industriali nel III trimestre 2013 (*) (valori %)

Iscrizioni Cessazioni Tasso di sviluppo
2012 2013 2013 2013 2012 2013
Frosinone 113 83 146 113 -0,6 -1,2
Latina 102 97 163 134 -0,6 -0,4
Rieti 39 34 42 40 -0,1 -1,1
Roma 597 709 1.037 783 0,0 -0,2
Viterbo 71 100 93 94 -1,1 -0,9
LAZIO 922 1.023 1.481 1.164 -0,2 -0,4
ITALIA 11.528 11.213 16.647 16.508 -1,0 -1,4

(*) Manifatturiero e Costruzioni. Tutte le forme giuridiche.

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati Movimprese.

 

 

SITUAZIONE CORRENTE DEL BUSINESS

II semestre 2013

Domanda AUMENTO STABILE DIMINUZIONE
Livello produzione 9,1 45,5 45,5
Livello ordini 20 60 20
    Livello ordini Italia 20 50 30
    Livello ordini estero UE 20 60 20
    Livello ordini estero extra UE 40 40 20
Fatturato 12,5 62,5 25
    Fatturato Italia 6,7 60 33,3
    Fatturato UE 16,7 50 33,3
    Fatturato extra UE 33,3 33,3 33,3
Occupazione 6,7 60 33,3

 

 

I semestre 2013

Domanda AUMENTO STABILE DIMINUZIONE
Livello produzione 13,3 20 66,7
Livello ordini 27,3 27,3 45,5
    Livello ordini Italia 14,3 21,4 64,3
    Livello ordini estero UE 57,1 42,9 0
    Livello ordini estero extra UE 42,9 42,9 14,3
Fatturato 18,8 31,3 50
    Fatturato Italia 10,5 31,6 57,9
    Fatturato UE 33,3 55,6 11,1
    Fatturato extra UE 22,2 66,7 11,1
Occupazione 5,3 52,6 42,1

 

 

 

PRODUZIONE

Segnali meno positivi rispetto alla prima metà del 2013, ma improntati a una complessiva  stabilità,  quelli provenienti dalle imprese intervistate, circa i livelli produttivi conseguiti nel secondo semestre.

I buoni risultati registrati nei primi sei mesi dell’anno, infatti, non si sono confermati nel periodo  luglio-dicembre scorso.

Diminuisce la percentuale di aziende che danno indicazioni positive (9,1% contro il 13,3% del primo semestre).

Elevato il novero di intervistati, dal 20% al 45,5%,  che esprimono un giudizio di stabilità.

In calo, infine, dal 66,7% al 45,5% coloro che hanno registrato cali produttivi nel secondo semestre 2013.

 

ORDINATIVI  ED  EXPORT

Il giudizio prevalente è orientato alla stabilità: il 60%.

Per un quinto degli intervistati il volume complessivo degli ordini è valutato in crescita; e un analogo 20% dà, invece, un’indicazione negativa.

Connotati finalmente positivi sul fronte della domanda interna.

Le indicazioni del consuntivo del secondo semestre del 2013 mostrano il 20% del campione (nella prima metà dell’anno erano il 14,3%), che ha visto incrementare il livello di ordini sul mercato italiano.

Un dato confortante, confermato anche dalla quota di aziende che hanno mantenuto stabile il volume di affari: salgono al 60%, rispetto al precedente 21,4%.

Scende, altresì, decisamente il novero degli operatori che denuncia un calo degli ordini Italia: si dimezzano, passando dal 64,3% al 30%.

Le valutazioni risultano, invece, decisamente meno positive, quando gli intervistati vengono chiamati a pronunciarsi sull’andamento delle esportazioni verso i mercati dell’unione Europea.

Appena un terzo del campione Federlazio, che nella prima metà del 2013 aveva registrato aumenti della domanda in ambito UE, ha visto confermato il dato nel periodo luglio-dicembre: dal 57,1% al 20%.

Il secondo semestre dello scorso anno ha, invece, evidenziato una tenuta generale della domanda proveniente dai paesi dell’area Extra UE.

 

 

FATTURATO

Come indicato nella tabella, il secondo semestre 2013 ha evidenziato nelle imprese del campione una generale tenuta del fatturato: è risultato costante nel 62,5% degli interpellati, a conferma di una stabilizzazione della congiuntura nel periodo luglio dicembre.

Viene segnalato in diminuzione solo da un quarto degli intervistati, mentre un 12,5% dichiara di aver avuto un incremento.

Esaminando, nel dettaglio, le diverse e non univoche componenti del dato, osserviamo come i livelli di fatturato seguano una dinamica sostanzialmente sovrapponibile a quella della domanda.

Con la riduzione della spinta propulsiva dell’export verso i mercati dell’unione europea, si dimezzano, rispetto alla precedente rilevazione, i giudizi positivi, in termini di aumento della fatturazione in tale contesto: scendono dal 33,3% al 16,7%.

Si contrae, inoltre, dal 55,6% al 50%, la quota di imprese con livelli stabili, e triplica (dal 11,1% al 33,3%) la percentuale di giudizi sulla perdita di fatturato in area UE.

Per contro, la dinamica positiva sul mercato interno ha comportato un significativo ritorno alla stabilità, salita al 60%, rispetto al precedente 31,6%.

Dato confermato anche dalla netta contrazione di imprese che in precedenza avevano espresso valutazioni negative: dal 57,9% al 33,3%.

 

 

OCCUPAZIONE

Sul fronte occupazionale il quadro delineato dall’indagine congiunturale Federlazio, per il periodo luglio-dicembre dello scorso anno, resta di assoluta stabilità.

Si pronuncia in tal senso il 60% delle imprese del campione, mentre scende al 33,3%, rispetto al 42,1% di  fine giugno 2013,il novero di intervistati che dichiara di aver  ridotto gli organici.

Solo il 6,7% ha incrementato l’organico aziendale.

Per tipologia contrattuale, le imprese che hanno assunto nella seconda metà dell’anno, hanno  preferito avvalersi del contratto a tempo determinato (60%).

La tenuta dell’occupazione continua ad essere garantita dal ricorso agli ammortizzatori sociali.

Ci permettiamo di citare l’opinione del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, secondo la quale “Fino a che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi  è finita”.

 

 

CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI

Alle imprese del campione è stato inoltre chiesto se, nel secondo semestre del 2013, abbiano fatto ricorso a  strumenti di sostegno al reddito e per quale tipologia d’intervento.

Il 22% delle imprese ha dichiarato di aver richiesto l’attivazione della Cassa Integrazione Guadagni, rispetto al 32% della prima metà dell’anno.

Tra queste, il 53,8% ha utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria; il 30,8% quella in deroga; ed il 15;4% la Cassa Integrazione Straordinaria.

 

Tav.1.9 – Lazio: ore di CIG luglio – dicembre 2013 (variazioni % tendenziali).

Ordinaria Straordinaria Deroga Totale
Frosinone -34,3 -0,2 -50,6 -30,5
Latina -4,2 -12,6 -20,9 -13,2
Rieti 86,1 -47,6 -63,9 -34,8
Roma 18,0 -1,9 -51,3 -19,4
Viterbo -51,2 -26,6 -0,8 -31,5
LAZIO -13,4 -5,8 -47,0 -22,8
ITALIA -25,5 -10,1 -32,9 -22,0

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Federlazio su dati INPS, 2013.

Come illustrato nel dettaglio della tabella, nel periodo luglio-dicembre 2013, pur restando su livelli elevati, le ore autorizzate di Cig sono complessivamente diminuite, sia a livello nazionale (-22%), che regionale (-22,8%).

In tutti i territori del Lazio si registra un dato negativo.

Nella provincia di Viterbo le ore di CIG autorizzate  sono scese del -31,5%, una contrazione superiore a quella del Lazio e del Paese nel complesso.

Nella precedente rilevazione il calo era stato del -22,6%.

Un allentamento che si è verificato per tutte le componenti della CIG, ma con andamenti diseguali, per tipo di gestione.

 

CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI ORDINARIA

Nei secondo semestre  del 2013 la Cassa Integrazione Ordinaria ha presentato un decremento importante: le ore di CIGO accordate alle industrie di Viterbo hanno subito un calo del – 51,2%, un dato rilevante se confrontato con quello regionale (-13,4%) e quello nazionale (-25,5%).

Nel confronto con le altre province , solo Rieti, con un + 86,1% e Roma (+18%), risultano in controtendenza.

 

CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA

Il ricorso a questo ammortizzatore sociale nella Tuscia è sceso del – 26,6: una contrazione di gran lunga superiore a quella regionale (-5,8%)% e quella nazionale (-10.1%).

Un trend negativo confermato in tutti i territori del Lazio, con un picco nella provincia di Rieti (-47,6%).

 

CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA

Nel periodo luglio-dicembre 2013 in tutte le province del Lazio si è registrata una consistente riduzione delle ore di CIG in deroga :

Rieti  – 63,9%

Roma  – 51,3%

Frosinone – 50,6%

Latina  -20,9%.

Il decremento nel territorio della Tuscia è stato più contenuto: – 0,8%, rispetto al calo – 69,8%, che era stato registrato in questa provincia nel primo semestre dello scorso anno.

Pur accogliendo i dati positivi è ancora del tutto prematuro valutare la riduzione complessiva del ricorso agli ammortizzatori sociali, come l’inizio di una inversione di tendenza.

Ad una prima sommaria lettura questo andamento può sembrare il migliore degli ultimi quattro anni ma, in realtà, va  considerato con la cautela del caso, tenendo conto di una serie di variabili  critiche:

– le aziende, pur di fronte a permanenti difficoltà, hanno progressivamente esaurito la possibilità di utilizzare la Cassa Integrazione Ordinaria e Straordinaria, per i  limiti temporali  fissati dalla normativa vigente;

– gravano, altresì, i dati relativi alle aziende che, malgrado gli sforzi, hanno finito per arrendersi, con procedure di fallimento, concordato preventivo   e cessazione d’attività, unitamente all’incremento delle domande di Aspi e Mobilità. Significativo, in tal senso, quanto  illustrato in precedenza, in ordine ai pesanti riflessi della crisi economica sulla demografia delle imprese, soprattutto di quelle industriali, con un tasso di sviluppo che a Viterbo è risultato il più basso tra tutte le province del Lazio;

– nella complessiva riduzione delle ore di Cig pesano, inoltre, i perduranti problemi di copertura economica della Cassa Integrazione in deroga: un ammortizzatore sociale destinato a coprire le situazioni di impossibilità di ricorso a strumenti ordinari per quell’universo di piccole e micro aziende che ne sono sprovviste.

A differenza di Cigo e Cigs, che sono finanziate attraverso una assicurazione obbligatoria presso l’Inps, la Cassa Integrazione in deroga è sostenuta da risorse stanziate di anno in anno nella Legge di Stabilità e quanto assegnato alle Regioni nel corso del 2013 è risultato di gran lunga insufficiente.

Basti pensare che le ore richieste dalle aziende per il bimestre novembre-dicembre risultano ancora inevase e di incerta copertura.

La riduzione delle ore  di Cig in deroga può dirsi, dunque, fittizia, in quanto tarda, ad oggi, l’autorizzazione di numerosissime istanze ancora giacenti.

 

INVESTIMENTI EFFETTUATI

La fase di rallentamento e la situazione di difficoltà degli operatori hanno ridotto l’impulso ai piani di spesa, facendo segnare un andamento sostanzialmente negativo rispetto al precedente  semestre.

Nel periodo luglio-dicembre dello scorso anno, solo il 20% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di aver effettuato investimenti, a fronte del 41% rilevato  nel primo semestre.

 

PROBLEMATICHE CHE HANNO INFLUITO SULL’ANDAMENTO AZIENDALE

Problematiche nel semestre trascorso Viterbo
insufficienza domanda 28,8 %
difficoltà nel reclutare manodopera qualificata
Ritardi nei pagamenti della P.A. 13,0 %
Mancata concessione o erogazione del credito bancario    7,2 %
impossibilità a partecipare agli appalti 4,3 %
ritardi dei pagamenti dei clienti privati 32,2 %
altri motivi 7,9 %

 

Nel confronto con i risultati del precedente semestre 2013 le problematiche che maggiormente hanno influenzato l’andamento delle aziende nella seconda metà dell’anno è sempre il ”ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati, indicato da una quota del 32,2 %  delle imprese intervistate, in aumento rispetto al 29,2% di sei mesi prima.

L’insufficienza della domanda” si  riconferma quale secondo problema delle imprese (28,8%).

Segue il “ritardo dei pagamenti della P.A.” , con il 13% di rilievo, poi la “mancata concessione o erogazione del  credito bancario” (7,2%).

Meno avvertita, la “ impossibilità a partecipare agli appalti” (4,3%)

 

LA PERCEZIONE DELLA CRISI

Tav.2.5 – Con quale delle seguenti affermazioni riguardanti la crisi in atto Lei concorda    maggiormente? (%)

I sem 2013 II sem 2013
Al momento non si intravede alcuna via di uscita 64,8 61,5
Il peggio deve ancora venire 13,6 11,1
Si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel/ Il peggio è ormai alle nostre spalle 21,6 27,4

Fonte: Indagine Congiunturale Federlazio.

Alle imprese del campione oggetto dell’indagine è stato chiesto con quale delle affermazioni riportate nella tabella , riguardanti la crisi in atto, fossero maggiormente concordi. Dalle risposte emerge un prevalente pessimismo, dato che il 61,5% delle imprese ha dichiarato che “Al momento non si intravede alcuna via di uscita”.

Un altro 27,4 % ritiene che “Si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel”, mentre  per l’ 11,1%  degli intervistati “Il peggio deve ancora venire”.

 

IL CONTRASTO DELLA CRISI

Tav.2.6 – Quali azioni intende porre in essere nella Sua azienda per contrastare la crisi e “reggere il mercato”?

I sem 2013 II sem 2013
Taglio i costi di gestione 29,3 25,0
Migliorare la qualità del prodotto o servizio 12,7 17,8
Creare nuovi prodotti o servizi 6,7 16,1
Iniziare/Sviluppare/Incrementare l’attività rivolta al mercato estero 13,4 11,4
Ridurre il personale 16,3 9,7
Trasformare qualche contratto da tempo pieno a part-time 3,2 6,8
Esternalizzare servizi 9,9 2,5
Altro 8,5 10,6

Fonte: Indagine Congiunturale Federlazio.

 

Anche in questo secondo semestre del 2013 alle imprese del campione è stato chiesto quali azioni intendono porre in essere per contrastare la crisi, scegliendo tra una serie di possibilità (tav. 2.6).

L’azione principale resta quella di  ricorrere al “ taglio dei costi di gestione”, indicata dal 25% delle imprese, cui segue“ Migliorare la qualità del prodotto o servizio”, con il 17,8%.

Al terzo posto la “creazione di nuovi prodotti e servizi”, che resta sostanzialmente invariata (dal 16,3% al 16,1%)

L’inizio, sviluppo o incremento “dell’attività rivolta al mercato estero ” è un’azione opzionata dall’11,4% delle imprese.

L’opzione di “ Ridurre il personale” che è stata indicato dal 9,7% delle imprese, rispetto al precedente  16,3% .

La “esternalizzazione servizi” è un’opzione indicata solo dal 2,5%  del campione.

 

VINCOLI ALLA COMPETITIVITA’

Infine, è stato chiesto alle imprese cosa renda la loro attività meno competitiva qui, in Italia, rispetto a quella dei propri concorrenti o, comunque, di aziende simili alla propria ma estere.

Tav.2.7 – Secondo Lei, cos’è che rende meno competitiva la sua attività qui in Italia rispetto a quella dei suoi concorrenti, o comunque di aziende come la sua, all’estero?

I sem 2013 II sem 2013
Pressione Fiscale 33,4 31,2
Costo del lavoro 25,3 22,6
Complessità normativa e burocratica 15,7 17,8
Costo dei servizi (energia, trasporti, comunicazione, servizi professionali, ecc.) 17,5 14,0
Costo del credito 15,7 10,2
Altro 4,5 4,1

Fonte: Indagine Congiunturale Federlazio.

La “pressione fiscale” è sempre al primo posto nella lista dei “vincoli” alla competitività, con il 31,2% delle risposte da parte delle imprese, cui segue  la percentuale raccolta da il “costo del lavoro”, pari al 22,6%.

“La complessità normativa e burocratica” sale al terzo posto (17,8%), seguita dal  “Costo dei servizi (energia,trasporti ecc)” , con il 14% delle risposte.

“Il costo del credito” è  indicati al 10,2%.

 

 

PREVISIONI

L’indagine della Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve termine, in ordine alle attese degli imprenditori per il  primo semestre 2014.

Le opinioni espresse indicano un certo miglioramento rispetto al semestre scorso, pur  risultando improntate ad una sostanziale cautela  che regna tra gli operatori, circa l’andamento dei prossimi sei mesi.

 

SITUAZIONE ATTESA DEL BUSINESS

 

Domanda AUMENTO STABILE DIMINUZIONE
Livello produzione atteso 23,1% 53,8% 23,1%
Livello ordini atteso 20% 40% 40%
    Livello ordini Italia atteso 11,1% 66,7% 22,2%
    Livello ordini estero UE atteso 40% 60% 0%
    Livello ordini estero extra UE atteso 20% 80% 0%
Fatturato atteso 12,5% 62,5% 25%
    Fatturato atteso Italia 13,3% 66,7% 20%
    Fatturato atteso UE 33,3% 50% 16,7%
    Fatturato atteso extra UE 16,7% 66,7% 16,7%
Occupazione attesa 6,7% 53,3% 40%

 

INVESTIMENTI SI 13,3 %
NO 86,7 %

 

Produzione

La percentuale di imprese che prevede un aumento della produzione fra gennaio e giugno dell’anno in corso sale del 23,1%, rispetto alla precedente rilevazione.

Predominanti (53,8%) le risposte che indicano una stabilità del dato.

 

Nuovi ordini

Per quanto riguarda  le attese sul livello degli ordinativi totali  aumenta  dal  7,7% al 20% la percentuale  precedentemente rilevata; scende dal 61,5% al 40% il dato sulla stabilità e risulta incrementato, dal  30,8% al  40% il novero di coloro che prevedono una contrazione della domanda.

Significativo il dato relativo al mercato interno, che vede un aumento del +11,1% ed una stabilità indicata nel 66,7% dei casi.

Superiori le attese per quanto concerne i mercati dell’area dell’Unione Europea , con una percentuale di ottimisti del 40% a cui si unisce il 60% di coloro che indicano stabile tale contesto.

Sulla stessa linea, ma inferiore, si pone il dato sugli aumenti di ordinativi  dai mercati Extra UE: il 20% lo indica in aumento, l’80% prevede stabilità

Fatturato atteso

E’ stato chiesto alle imprese del campione di esprimersi anche sulle previsioni di fatturato per il primo  semestre del 2014.

Il 12,5% degli intervistati esprime ottimismo (in precedenza erano stati il 13,3%); sale dal 53,3% al 62,5%,la percentuale di coloro che prevedono stabilità.

Contestualmente scende dal 33,3% al 25% la quota di aziende che pronostica una diminuzione del fatturato totale.

Anche all’interno di questo dato previsionale le attese positive per il mercato interno sono al 13,3%; al 33,3% quelle per i mercati UE e al 16,7%  quelle dell’area  Extra Unione Europea.

 

Occupazione

Si espande la quota di imprese che prevede una stabilità degli organici fra gennaio e giugno dell’anno in corso:  il 53,3 %, mentre soltanto il 6,7% ipotizza un aumento ed il 40 % una diminuzione della forza lavoro.

Investimenti

Di segno prettamente negativo, invece, le opinioni espresse in ordine agli investimenti: nel primo semestre del 2014  soltanto il 13,3% delle imprese prevede di investire: una percentuale inferiore a quella relativa agli investimenti aziendali registrati nel secondo semestre dello scorso anno (20%).


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