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Prende a pugni lo stalker della figlia, padre condannato

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – Quattrocento euro di multa per aver picchiato l’uomo accusato di stalking sulla figlia.

A tanto è stato condannato un padre per le lesioni provocate all’ex genero nel giugno 2011. Il quarantenne passava davanti al negozio dell’ex suocero, nel centro storico di Viterbo.

Lui lo avrebbe aggredito prima a parole, chiedendogli cos’aveva da guardare. Poi gli ha sferrato dei pugni in pieno viso che hanno mandato il quarantenne al pronto soccorso. Una discussione derivata da un’altissima tensione in famiglia. 

Nel 2012 il 40enne è finito in arresto per stalking sull’ex moglie, che aveva denunciato persecuzioni quotidiane che andavano avanti fin dal 2008, anno della separazione. Anche nel 2009 era finito agli arresti domiciliari per gli stessi motivi. Ancora prima, il giudice gli aveva dato il divieto di avvicinamento all’ex moglie.

Aggressioni alla figlia che avevano provocato la reazione del padre che, in primo grado, davanti al giudice di pace, era stato assolto. Ma ieri il tribunale di Viterbo ha ribaltato la sentenza, dando ragione alla difesa del 40enne, rappresentata dall’avvocato Luigi Mancini.

Quindi 400 euro di multa per l’ex suocero, pagamento delle spese processuali e risarcimento all’ex genero costituito parte civile.

A carico del 40enne, intanto, pendono sette procedimenti. Il principale è per stalking. Gli altri si riferiscono, invece, a singoli episodi di minacce e ingiurie. Ed è proprio da questi che, secondo la difesa, avrebbe preso corpo l’accusa di stalking. Nessuno dei processi è arrivato a sentenza. Sono tutti pendenti davanti al tribunale di Viterbo. All’uomo si contestano pedinamenti, insulti, telefonate e sms minatori, appostamenti sotto casa e sul posto di lavoro. Dopo il divieto di avvicinamento alla donna e gli arresti domiciliari nel 2009, all’uomo era stato imposto un nuovo divieto di avvicinamento esteso anche alla figlia di pochi anni. Infine, l’arresto da parte della squadra mobile, l’8 marzo 2012, nel giorno della festa della donna. Ma fino a una sentenza di condanna definitiva, l’uomo resta innocente.


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