Vallerano – Riceviamo e pubblichiamo – Sono da poco stati ultimati i lavori di restauro delle cappelle Marcucci e Paesani nella chiesa di santa Maria del Ruscello, alla periferia di Vallerano, riferibile ad un progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, realizzato dagli architetti Ascanio Rosso e Giovanni Maria Benazzini.
Il santuario fu fortemente voluto dalla comunità e dalla munifica casa Farnese per solennizzare il sanguinamento di un’immagine mariana, attribuita ad un modesto artista locale del XV secolo. L’immagine, adesso collocata sull’altare maggiore ed ufficialmente dedicata ai donatori di sangue, si presentava danneggiata dal tempo e dall’incuria, per come era stata bersagliata dai colpi inferti alla superficie dipinta dall’antico gioco del ruzzolone.
Prima che l’affresco venisse inglobato nella cripta, adornava un’edicola prossima a un ruscello; il 5 luglio 1604, come si tramanda, si manifestò il miracolo, durante il restauro effettuato da Stefano Menicucci, allievo dei Carracci, chiamato dal cardinale Odoardo Farnese, probabilmente dalla vicina corte di Caprarola.
L’attenzione dei restauratori si è concentrata sul ripristino della stabilità degli intonaci dipinti e degli stucchi bianchi e dorati, così come dei valori cromatici originali dei dipinti murali e su tela. Relativamente ai dipinti murali, si è evidenziato l’impiego di colori ad olio, preparati ed eseguiti sull’intonaco a secco, scarsamente resistenti al degrado causato dall’ambiente umido. Invece, gli stucchi dorati e gli intonaci circoscritti sono risultati eseguiti con la tecnica del marmorino: miscela comprendente polvere di marmo, grassello ed una percentuale abbastanza consistente di solfato di calcio, un derivato dal gesso alabastrino, materiale aggiuntivo di natura controversa, esposto allo scioglimento dei sali a contatto con l’acqua. Si è potuto desumere che gli stucchi delle due cappelle appartengono a un’unica mano, presumibilmente dello scultore Panico, come si evince da un documento del 1612, mentre i dipinti murali si devono ad un artista più raffinato, probabilmente Stefano Menicucci.
L’effetto dirompente dei sali, legato alla rilevante perdita dell’oro, su quasi l’80% della superficie nella cappella Marcucci, si presentava con minore entità nella cappella Paesani. Questi fattori di deterioramento avevano causato, inoltre, cadute di varia natura relative a frammenti degli stucchi in entrambe le cappelle. Su tutta la superficie degli stucchi non dorati era stato steso un colore grigio, a tempera, corrispondente ad una delle tinte, utilizzate nel 1799, nell’impianto decorativo della navata da parte di Nazzareno Diotallevi, decoratore di Ronciglione.
La congruenza dei colori propri della tavolozza di questo artista, particolarmente il blu-cobalto, dominante nell’ambito della stessa navata e della cupola della Chiesa, unitamente alla corrispondenza della tecnica e del timbro dei pigmenti, consentono di considerare un coinvolgimento del medesimo anche per queste Cappelle.
Nella cappella Marcucci, la prima a sinistra, l’intervento di restauro ha interessato i dipinti su tela, laterali e simmetrici alla pala d’altare di Girolamo Troppa, raffiguranti l’uno san Vittore e l’altro san Giacomo Maggiore, per i quali si ipotizza l’attribuzione a Stefano Menicucci. Sono stati contemplati dal restauro i marmi policromi, con preziosi intarsi geometrici, che abbelliscono l’altare e, nella volta, gli stucchi che incorniciano tre scene dipinte, purtroppo del tutto perdute, o lacunose, con un tondo centrale in cui è individuabile distintamente Dio Padre, così come, nelle pareti e sulle lesene dell’arco, sormontato in chiave dallo stemma familiare, tra i molteplici e raffinati giochi di stucchi, sono state rivitalizzate altre immagini di santi, tra cui si riconoscono S. Rocco e S. Vittore martire, patrono di Vallerano.
Nella cappella Paesani, la prima a destra, dopo un elaborato restauro, in quanto le opere si presentavano in pessimo stato di conservazione, è stato recuperato il prezioso paliotto in pioppo, con la sua raffinata decorazione a volute e composizioni floreali, e ricollocata la prestigiosa pala d’altare Madonna con il Bambino, tra due Santi, olio su tela, di autore ignoto riferibile all’ambiente di Giovanni Lanfranco. Hanno ritrovato l’antico splendore anche le due colonne con capitelli ionici, per un terzo decorate con motivi vegetali in stucco e sormontate da un timpano spezzato, nel cui mezzo figura un rilievo con l’Ultima cena , mentre, ai lati dell’altare, risaltano due specchiature pure in stucco, Tobia e san Sebastiano.
Sono stati restaurati, tra l’altro, la visitazione, l’assunta e il presepe, nei riquadri della volta, nonché, internamente all’arco, i rilievi di quattro santi, con al centro l’eterno padre e, all’esterno dell’arcata, nelle due lesene, stucchi con foglie d’acanto, oro su bianco, con angeli agli angoli e, centralmente, lo stemma gentilizio.
Per gli aspetti storici del restauro si ringraziano l’assessore alla Cultura del comune di Vallerano, Manola Erasmi, i discendenti delle originarie famiglie committenti e, tra i vari studiosi locali, Massimo Fornicoli e Tiziano Valerio Severini.
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