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“Rifiuti, rimettere mano al piano regionale”

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Enrico Panunzi

Enrico Panunzi 

Viterbo – “Il Lazio, dopo la Sicilia, è la regione italiana con la più bassa frazione organica differenziata: siamo al 23%, in una situazione in cui il 60% dei rifiuti viene prodotto dalla città di Roma. Tutto ciò è frutto di una mancata programmazione che si trascina ormai da decenni, che ci ha portato ad avere, per esempio, la discarica più grande d’Europa, quella di Malagrotta”.

Così Enrico Panunzi, presidente della Sesta Commissione Regione Lazio, nel corso dell’incontro “Rifiuti; problema o risorsa. Dieci passi verso rifiuti zero” organizzato sabato 29 marzo dal Pd di Vetralla. Per Panunzi “ad un anno dall’insediamento del centrosinistra alcuni risultati sono stati ottenuti. Prima soltanto il 40% dei rifiuti veniva trattato, ora siamo al 100%: ciò significa che nella nostra regione non c’è più interramento senza previo trattamento. Nello stesso periodo è diminuito del 30% il conferimento dei rifiuti in discarica. Abbiamo tolto lo scenario di controllo, che era il presupposto per prevedere nuovi inceneritori: quelli esistenti sono già sufficienti. A proposito di Malagrotta: dopo anni in cui se ne parlava ma nessuno agiva, è stata la giunta Zingaretti a chiuderla. Abbiamo ereditato un Piano regionale dei rifiuti in cui i comuni possono decidere da soli dove portare i rifiuti in caso di emergenza”.

Secondo Panunzi “c’è ancora tantissimo da fare, la situazione critica in cui ci troviamo non è conclusa e uno dei primi passi che dobbiamo compiere è proprio quello di rimettere mano al Piano regionale dei rifiuti. Incentiveremo ancora di più la raccolta differenziata porta a porta, che è un elemento fondamentale: ricordo solo che, in un bilancio ingessato come quello della Regione Lazio, siamo riusciti a stanziare 150 milioni di euro per i Comuni, destinati proprio alla differenziata. Abbiamo messo in campo, insomma, azioni che ci consentono di guardare al futuro con più ottimismo, anche perché, partendo da una situazione che ci vede agli ultimi posti in Italia, possiamo (e dobbiamo) solo migliorare


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