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Spariti con 200mila euro di debiti, assolti

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Vejano

Vejano

Vejano – Si chiude con una raffica di assoluzioni e prescrizioni il processo ai venditori di biglietti da visita accusati di truffa e associazione a delinquere.

A giudizio finirono in cinque. Tre di loro, in particolare, avevano dato vita a un’azienda specializzata nella realizzazione di biglietti da visita. Proprio a loro, una coppia di dirigenti dell’azienda e un dipendente, veniva contestato un presunto maxiraggiro da 200mila euro. L’importo era la somma dei debiti che i tre si erano lasciati dietro tra fornitori, collaboratori, tipografie che stampavano i biglietti, ma anche benzinai, ristoranti. Debiti contratti in pochi mesi nel 2006, che avrebbero costretto i tre a trasferirsi prima da Capranica a Vejano e poi all’estero. Il tutto, per l’accusa, senza mai saldare il conto. Neppure con i locatori della villa di superlusso affittata dalla coppia a Vejano.

Oltre ai tre, a processo finiscono anche i genitori della dirigente imputata, per una presunta appropriazione indebita di alcuni mobili della villa di Vejano, poi ritrovati in una loro tenuta a Sezze Romano.

Il reato di truffa era prescritto da mesi. Restava in piedi solo l’associazione a delinquere per i tre e per la quale il pm Fabrizio Tucci chiedeva la condanna a due anni. Il magistrato ha parlato di uno “schermo societario costruito ad hoc per garantire ai tre libertà di movimento nei pagamenti” e di “allarme sociale” per la quantità di creditori accumulati in poco tempo tra Capranica e Vejano.

Le difese hanno puntato sull’inesperienza dei due dirigenti, lanciatisi in un sogno imprenditoriale che ha stritolato loro e le loro famiglie. Un “passo più lungo della gamba” tradottosi in fallimento. Solo per questo non hanno potuto saldare i debiti: il loro tentativo d’impresa è franato prima del tempo. Arringhe convincenti al punto da far crollare il quadro accusatorio, complice anche il troppo tempo trascorso dai fatti, molti dei quali già prescritti. Per tutti gli altri assoluzione.


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