- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Un posto che non appartiene più a nessuno”

Condividi la notizia:

Rifiuti nel cuore del centro storico

Rifiuti nel cuore del centro storico

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Questa foto, che premetto è solo un simbolo trovato alle 8 di mattina di una domenica qualsiasi, a mio personale avviso, racchiude in se tutte le parole, i documenti, le chiacchiere, i pensieri dei dibattiti comunali, delle interrogazioni, dei consigli straordinari, di questo e di quello che fanno questo e quello.

Questa foto racconta di un posto che non appartiene più a nessuno.

Racconta del culto del proprio, del mio, racconta che ormai il senso comune, le cose di tutti, la comunità, la città, il buongoverno sono cose che non si possono più ottenere se non si combatte prima contro l’ego di ognuno.

Questa foto racconta che è normale che la gente si disinteressi del centro chiuso, della differenziata, del costo dei parcheggi, del lavoro che manca, perché dice che la priorità della persona comune è il proprio divertimento, la propria libertà di fare quello che cazzo gli pare, senza considerare lo spazio di tutti, la libertà di tutti. 

Già, perché chi si ubriaca e degrada il proprio posto non sa che lo stesso posto perde di valore grazie al suo comportamento, non sa che poi non ci saranno persone disposte a investire in un luogo che non cura se stesso. E’ come quello che lascia l’immondizia fuori del suo cancello alla “viva il parroco”.

E non si rende conto che grazie al suo comportamento la sua casa, vale sempre di meno.

Negli ultimi mesi mi sono reso conto che Viterbo è lo specchio innegabile della cultura italiana del nuovo millennio, una cultura dedicata alla mercificazione di tutto, dedicata alla prossemica di ognuno, senza alcun patema se ci si riferisce a quella di tutti (poi magari mattioli mi spieghera cose sulla piramide di maslow).

In questi mesi abbiamo sentito solo chiacchiere e dibattiti sulle primarie, sulla politica pura ma poi? I fatti? Va tutto bene, alla via così.

La cosa bella sono quelli che fanno di una o due persone i carpi espiatori di tutto. E il prima? dicono: quello ha fatto più danni che la grandine, quell’altro è un voltagabbana, ci raccontano che Gesù Cristo è morto de freddo.

Sì sì ci può stare ma ditemi dove sta la differenza con quelli di prima. Ditemi che differenza c’è fra questi e quelli che sono in Parlamento. Sono tutti così. 

Ho preso un giorno di ferie per assistere al consiglio comunale. Mai lo avessi fatto, mi veniva da piangere. Avrei urlato dalla rabbia per quella boria celata, per quelle facce ilari di fronte a problemi seri, per quella filippica scritta sul perché e sul percome, senza poi venire a capo sul: cosa facciamo ora?

Ecco perché mi dico continuamente, che è il sistema che è da buttare. Dove sono i fatti? E le idee? Perché non fare cose che ne so, al posto di 4 batterie di missili patriot in piazza del comune per le luci di natale, una lettera dove si dice: non abbiamo soldi preferiamo pagare gli straordinari ai vigili per il controllo differenziata, magari per “punire uno ed educarne 10” (impopolare lo so, ma pure tutto il resto è impopolare).

Magari potevamo creare un profilo twitter come a Roma (il capo della municipale) dove la gente, in barba alle leggi sulla privacy, proprio perché si tratta di violazioni, invia le foto dei parcheggi selvaggi con tanto di targa, possiamo fare tante cose. Basterebbe non pensare alla politica come a un tornaconto personale o di partito. la politica è la gente e in Italia, come a Viterbo, della gente non frega nulla a nessuno. 

Non si può continuare a dire che va tutto bene, che si ha fiducia nelle persone della propria giunta solo perchè è la “propria” giunta, non si può dire “faremo questo..” quando poi non lo si farà perché si va a ledere l’interesse di 200-300 voti, magari di mille..

Ed ecco allora che la gente si fa i cazzi suoi, non partecipa, non argomenta, non combatte per il proprio futuro. Perché il futuro qui, non c’è e non ci sarà mai più. E’ chiuso dentro una bottiglia di birra.

Dimenticavo: questa foto racconta anche della rabbia di chi ancora vorrebbe appartenere a questo posto.

Bruno Pagnanelli


Condividi la notizia: