Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In merito alle recenti (anche se cicliche) polemiche sulla presenza di una colonia felina nei pressi dell’ingresso del cimitero vecchio di Viterbo, vogliate prendere in considerazione queste mie poche righe.
Una colonia felina al cimitero? Perché no. E, quel che conta, è che il perché poco importa, poiché gli insediamenti spontanei degli animali (detti appunto “colonie”) sono liberi e protetti dalla legge.
Che si trovino nel cimitero o nel condominio di un palazzo o nella pubblica via non deve interessare, né può portare a decisioni drastiche quanto illegali come quelle dello spostamento o l’eliminazione degli animali. I diritti di questi ultimi sono naturalmente accompagnati dai doveri di chi è chiamato ad accudirli, tanto più che non può esistere una colonia se non vi è il relativo responsabile. E custodia e accudimento significano, nello specifico, pulizia, sterilizzazione, cure mediche e nutrizione.
Tutto a costo zero per la comunità e completamente a carico del privato cittadino che se ne interessa. Del resto, ci sarà pure un motivo se qualche anno fa mi fu assegnato il premio Maestro Fardo per il mio impegno a favore dei randagi: non si tratta solo di parole, ma di fatti concreti. Se a qualcuno, a Palazzo dei Priori, sembra scandaloso che i gatti passeggino sulle tombe (cosa che peraltro avviene da anni e in un luogo circoscritto della parte monumentale del sito), bisognerebbe ricordare che tra strade impraticabili, acqua imbevibile e disagi economici e sociali di ogni genere si potrebbe investire cotanto zelo su ben più nobili obiettivi.
Certo, è molto più facile occuparsi di un micio che dei problemi veri della città. Riguardo poi alla pulizia, stendiamo un velo pietoso; il gatto che sporca è già un’affermazione contraddittoria (è tra i pochi animali che investe parte del suo tempo nella pulizia e non lascia bisognini allo scoperto), poi, certo, se vogliamo dire che il piatto dove si mangia è sporco prima di vederlo lavato, beh, allora, tutta la nazione vive nell’immondizia (immondizia che, peraltro, non mi sembra mancare anche negli angoli più belli della città).
La concretezza dell’accudimento, umano e animale, sia lasciata all’impegno vero delle persone che la solidarietà la praticano sulle loro spalle; alla politica invece, al posto di sterili quanto inopportune crociate, il solo onere, peraltro comodo e passivo, della tutela legale e l’augurio di incidere con ben altro vigore nella cura quotidiana della cosa pubblica.
Violetta Vidussoni
