Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un percorso fortemente discusso, che ha visto le differenti posizioni confrontarsi anche vivacemente in aula. Un iter che ha però permesso di approvare una legge che guarda al presente – un presente dove la donna è vittima di continue violenze – e segna il percorso futuro con un ‘No’ netto e chiaro: ‘No alla violenza di genere’. Un ‘No’ che è al tempo stesso una lezione di civiltà.
In Italia, una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale. E ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Lo scorso anno, secondo un’indagine di Telefono Rosa, sono state 128 le vittime. Quasi 700 mila invece le donne che, secondo i dati Istat, hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, mentre nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza.
Dati che fanno paura. Dati di cui vergognarsi.
Il testo approvato dal consiglio è stato costruito su un ampio concetto di condivisione, frutto del confronto con tutti gli elementi, i suggerimenti e le richieste arrivate durante le audizioni dalle associazioni di donne e i gruppi presenti sul territorio.
E sono orgoglioso del lavoro svolto dal mio gruppo Per il Lazio – soprattutto dalle consigliere Marta Bonafoni, Daniela Bianchi e Rosa Giancola – che hanno strenuamente difeso questa legge da attacchi ideologici, portando all’approvazione del proposta di legge. Una battaglia che ci ha visto protagonisti. Una battaglia di cui siamo fieri.
Una legge all’avanguardia che vuole affrontare il problema della violenza contro le donne non solo da un punto di vista emergenziale, ma attraverso gli strumenti della formazione, della sensibilizzazione, della promozione del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e donna, mettendo in campo una rivoluzione culturale che è alla base di ogni processo di trasformazione. Un processo nel quale tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni alle associazioni, saranno messe in rete. La legge, infatti, istituisce una sistema regionale per contrastare la violenza, che avrà un ruolo fondamentale per mettere in sinergia gli interventi. E l’obiettivo è quello di coordinare e integrare le politiche sociosanitarie con le politiche culturali e familiari, con un occhio di riguardo all’educazione, alla formazione, al lavoro, alla casa e alla tutela della sicurezza.
Fondamentale è poi l’istituzione della Cabina di regia per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne che ha il compito di promuovere l’attivazione di una rete regionale antiviolenza di cui faranno parte le istituzioni, gli enti pubblici e privati, le reti locali nonché le associazioni operanti nel settore. Una cabina che ha anche il compito di formulare proposte e coordinare gli interventi per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, così come il sostegno delle vittime e dei loro figli.
Un articolo importante della legge è dedicato poi ai compiti e alle definizioni delle strutture antiviolenza, pubbliche o private, disciplinate da un autonomo regolamento interno, la cui metodologia di accoglienza è basata sulla solidarietà e sulle relazioni tra donne. Strutture, gestite da enti o associazioni che abbiano come scopo statutario principale la lotta ad ogni forma di violenza di genere, per le quali è prevista una diffusione capillare su tutto il territorio regionale.
La legge finanziata con un milione di euro, istituisce infine un Piano triennale attuativo degli interventi e delle misure per contrastare la violenza, fissando gli obiettivi da perseguire e coordinando gli interventi per sostenere le vittime anche nei loro percorsi di autonomia.
Abbiamo cominciato a fare cultura di genere a contrasto della violenza contro le donne. Un passo decisivo verso il futuro, al di là della retorica. Una scelta di civiltà che ci rende pienamente cittadini europei, nel rispetto – finalmente – della Convenzione di Istanbul del 2011.
Riccardo Valentini
capogruppo di Per il Lazio al consiglio regionale
