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Abusi sessuali sulle nipotine, quattro anni allo zio

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Civita Castellana

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Civita Castellana – (f.b.) – Abusi sessuali sulle nipotine, quattro anni allo zio.

Tredici anni la più grande, undici la più piccola. Una è la figlia della sorella dell’imputato (il 30enne rumeno M.I.), l’altra è la figlia di sua cugina. Entrambe sue nipoti, dunque, ed entrambe spesso lasciategli in custodia dagli ignari genitori per qualche ora.

Nonostante di lui non ci sia più alcuna traccia in Italia dal 2011, stamattina il collegio dei giudici presieduto da Eugenio Turco, Silvia Mattei e Filippo Nisi a latere, lo ha condannato a quattro anni di reclusione.

Il pm Renzo Petroselli ha ripercorso gli episodi, accaduti tra il 2010 e il 2011. “Gli abusi sessuali – spiega il pubblico ministero – si sono ripetuti diverse volte. Toccamenti alle parti intime, tentativi di baciare le piccole. Il tutto avveniva ovviamente quando non c’erano altre persone presenti. Violenze durate per mesi nei confronti di tutte e due le bambine. Finché la madre di una di loro non ha avvertito qualcosa di strano”.

La 13enne avrebbe infatti chiesto alla mamma di non voler più andare dallo zio. La donna pur non capendo il motivo cercò di non lasciare più sua figlia con lo zio, ma una volta lui è entrato comunque nella camera della piccola. Lei lo ha fatto subito uscire, ma poi visto che la scena si era svolta sotto gli occhi della madre ha trovato coraggio e ha raccontato tutto.

“Le due bambine – continua il pm Petroselli – non si sono mai smentite nei racconti e anche il fatto che M.I. sia sparito dall’Italia proprio nel 2011 per non tornare più mi pare un segnale abbastanza chiaro di colpevolezza. Inoltre, prima di questa storia, pare non ci sia mai stato alcun motivo di acredine tra il 30enne e il resto della famiglia che possa giustificare qualsiasi comportamento strano”.

L’avvocato Emanuela Quatrini, legale dell’imputato ha provato a smontare l’accusa puntando sul fatto che le bimbe possano essere state condizionate dai famigliari nelle deposizioni e che sulle ragazzine non sarebbero stati riscontrati quei particolari indicatori di abuso che spesso emergono sulle vittime in questi casi.

I giudici del tribunale di Viterbo hanno comunque deciso per la sentenza di condanna, fissata a quattro anni di carcere oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e quella permanente dalla curatela di minori.


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