Viterbo – Ha respinto tutte le accuse il padre alla sbarra per violenza sessuale sui figli.
Ieri mattina ha parlato lui davanti al gup di Viterbo Franca Marinelli. Una testimonianza lunga e sofferta per ribadire ciò che sostiene da anni: non ha mai alzato un dito sui suoi figli di sei e otto anni.
I piccoli oggi sono cresciuti. La più grande ha undici anni, il fratellino nove. Vivono a Roma con la madre e il suo nuovo compagno, mentre il padre abita in un paese della provincia.
E’ il 5 marzo 2011 quando la madre si presenta al pronto soccorso in preda all’angoscia: dice che i figli sono stati violentati dal padre. Non parla di carezze o palpeggiamenti, ma di rapporti completi con bimbi che, all’epoca, non avevano neppure compiuto dieci anni. Per la difesa, non c’è nessuna prova di quegli abusi.
“Abbiamo solo la testimonianza della madre – spiega l’avvocato dell’uomo, Giovanni Maria Giaquinto -. Il referto medico non ha né una prognosi, né una diagnosi e parla solo di “abuso riferito”. In più, la perizia medico-legale ha escluso qualsiasi segno riconducibile a violenze, così come il bambino. Ascoltato all’incidente probatorio, ha detto solo di aver dormito tante volte nel lettone col babbo e di aver sentito ogni tanto delle spine. Probabilmente era la barba del padre”.
Dopo l’incidente probatorio, la procura aveva chiesto l’archiviazione. Per il pm Renzo Petroselli non c’erano elementi a carico di quel padre 40enne, accusato di fatti così gravi. Ma l’ex moglie si è opposta e il giudice Salvatore Fanti ha ordinato l’imputazione per entrambi: per lui, violenza sessuale aggravata; per lei violazione dell’obbligo di far vedere i figli al padre.
Ieri, il 40enne ha chiesto il rito abbreviato e negato ogni addebito in aula. “E’ un uomo devastato – spiega il suo legale -. Ha ripercorso tutto il suo dramma personale vissuto in questi anni, ancora prima della denuncia per violenza sessuale”. Il 25 gennaio 2007, l’ex moglie, che ha cittadinanza americana, porta i figli con lei negli Stati Uniti. Il padre riesce a vederli solo dopo la fine di maggio, quando la Corte dell’Arizona ordina alla donna di rientrare in Italia. Il processo a Viterbo si è chiuso pochi mesi fa con la condanna della donna a undici mesi di carcere per sottrazione internazionale di minori. Sentenza non definitiva: il ricorso in appello, per la difesa di lei, è quasi una certezza.
Ma intanto, la donna deve difendersi dall’accusa di non aver eseguito un provvedimento del giudice, che era quello di garantire gli incontri periodici tra padre e figli. A maggio accusa e difesa tireranno le somme e il gup deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio di lei. Lui, invece, avendo scelto l’abbreviato, aspetta la sentenza per la stessa data.
“Abbiamo motivo di ritenere che questa denuncia derivi dalle fortissime tensioni tra gli ex coniugi – dichiara l’avvocato Giaquinto -. Il padre adesso può vedere i bambini solo tramite servizi sociali. Con la definizione del processo, speriamo di arrivare a una sentenza di assoluzione che gli consenta di esercitare i suoi diritti di padre”.
