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Anziani morti in casa di cura, via all’udienza preliminare

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Gradoli

Gradoli

Gradoli – Era finito ai domiciliari per morti sospette nella sua casa di cura per anziani.

Per Franco Brillo, ex gestore del “Fiordaliso sas” di Gradoli, si è aperta ieri mattina l’udienza preliminare. Cinque gli indagati davanti al gup Salvatore Fanti: oltre a Brillo, i figli Maurizio e Federico, la neuropsichiatra Lucia Chiocchi e il medico Ugo Gioiosi.

I reati contestati, a vario titolo, vanno dalla somministrazione di farmaci scaduti al falso sui certificati medici che attestavano che gli anziani erano autosufficienti. Ma soprattutto, l’abbandono di incapaci aggravato dalla loro morte. 

Sarebbero otto gli ospiti della casa di cura deceduti tra il 2009 e il 2010. Gli avvocati della famiglia Brillo e del dottor Gioiosi, Remigio Sicilia e Sergio Finetti, hanno chiesto il rito abbreviato condizionato a una perizia sulle cause della morte. Questo significherebbe riesumare le salme degli anziani per procedere a nuovi accertamenti per confermare o smentire il collegamento tra il decesso e il pessimo trattamento in casa di cura, contestato dall’accusa.

Sulla necessità della perizia, il giudice deciderà alla prossima udienza a fine luglio. La difesa della neuropsichiatra, invece, ha fatto notare l’assenza, nel fascicolo, di un documento importante che la riguarda. Si tratta di un certificato che, secondo gli inquirenti, la dottoressa avrebbe falsificato, attestando che uno degli ospiti della casa di cura era autosufficiente.

L’indagine, seguita dai Nas e coordinata dal pm Franco Pacifici, portò all’arresto di Brillo nel 2010, per poi allargarsi a macchia d’olio agli altri indagati. L’udienza preliminare inizia a quasi due anni dalle richieste di rinvio a giudizio della procura.

Nelle carte dell’inchiesta, si parla di una “struttura non solo priva di autorizzazione, ma carente sotto il profilo organizzativo e del personale qualificato”. Per il pm Pacifici, “Il Fiordaliso” era una Rsa abusiva, con assistenza sanitaria assente, rispetto alle gravissime patologie degli anziani, locale e personale inadeguato, vitto e riscaldamento insufficienti.

Ai gestori della casa di cura si contesta di non aver rispettato le ordinanze del sindaco di Gradoli, che disponeva l’immediata sospensione dell’attività. E persino l’appropriazione indebita, per le deleghe sui a prelevare denaro dai conti correnti degli anziani. Più di 21mila euro sarebbero spariti dai loro risparmi tra il 2009 e il 2010. 

La gravità delle accuse è da Corte d’Assise. Sempre ammesso che ci sarà un rinvio a giudizio e che il giudice non dia l’ok al rito abbreviato.

Tra tutti i parenti delle vittime, si parla di più di trenta parti offese.


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