Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,
il registro per le unioni civili è stato approvato con un’ampia maggioranza in consiglio comunale il 25 marzo, in concomitanza con la festa dell’Annunziata, festa che probabilmente dall’anno prossimo sarà oscurata, almeno nella nostra città, dalle celebrazioni per la ricorrenza di questo evento.
L’amica Carla Vanni, per il comitato Sì alla famiglia, si è permessa di inviare un comunicato che tutto mi è sembrato tranne che offensivo, a meno che ribadire a mezzo stampa che ogni amministratore con i suoi atti (già pubblici, come lo sono i verbali delle commissioni consiliari e del consiglio comunale) si assume delle responsabilità davanti alla cittadinanza possa essere considerato offensivo.
Gran parte della maggioranza guidata dal sindaco e qualche scheggia dell’opposizione ha approvato un provvedimento, alcuni consiglieri si sono opposti, la cittadinanza ha tentato di partecipare entrando nel merito della questione: non è forse questo il gioco della democrazia?
Diffondere i nomi di chi è stato favorevole o contrario credo sia un servizio sia alla cittadinanza che agli amministratori, con quali criteri altrimenti si dovrebbe scegliere chi votare la prossima volta se non sulla base dell’attività del sindaco, degli assessori e dei consiglieri valutandola a vantaggio o a danno della città? O si vuole rivalutare il vecchio metodo clientelare ormai notoriamente in crisi?
Le reazioni, francamente esagerate, di qualche consigliere comunale, e non solo, credo siano state dettate dall’eccesso di zelo di chi vuole accreditarsi come paladino di nuovi diritti e che avendo vinto una battaglia grazie alla forza dei numeri (più che per la forza degli argomenti), pretenda anche di stravincere. Un po’ come fece Achille che volle fare scempio del cadavere di Ettore, morto per difendere la sua città.
Questa è ùbris, è tracotanza. Noi siamo ovviamente dispiaciuti per l’esito di questa vicenda, ma siamo sereni perché crediamo che certi confronti vadano sostenuti oltre ogni speranza di successo, consapevoli che ragioni ed argomenti difficilmente possono fare breccia nel muro della faziosità e dell’opportunismo, specie nell’impoverito scenario politico attuale.
Dunque buon lavoro, a tutti, a ognuno secondo le sue responsabilità, stracciarsi le vesti è solo teatro. L’onore delle armi (o, se preferite, il terzo tempo) non può essere certo imposto per legge, come il registro. Certe sensibilità maturano solo nel tempo, trasmesse ai figli in famiglia, dai padri e dalle madri: c’è rischio che per qualche lustro se ne debba fare a meno.
Andrea Filoscia
Associazione Scienza e vita
