Viterbo – “Un’importante crescita delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, in un quadro più generale di diminuzione dei consumi legata alla crisi economica”. E’ questa la fotografia dei trend energetici della Regione Lazio.
A renderlo noto è Riccardo Valentini, capogruppo di Per il Lazio al Consiglio regionale, durante la Conferenza energetica organizzata dal gruppo consiliare di Per il Lazio per attivare il processo verso il nuovo Piano Energetico Ambientale della Regione Lazio. La conferenza, in corso di svolgimento presso la Sala Tirreno in via Rosa Raimondi Garibaldi a Roma, vede – assieme all’amministrazione regionale – la presenza delle associazioni ambientaliste, di esperti di ambiente e clima, forze politiche, Ministero dell’Ambiente, istituti di ricerca e Università.
Nella due giorni (oggi e domani) che si tiene nella sala del Palazzo della Regione – oltre a Riccardo Valentini e al consigliere di Per il Lazio Cristiana Avenali – si caratterizzerà anche per gli interventi del Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, del vicepresidente della Regione Massimiliano Smeriglio, dell’assessore alle Infrastrutture Fabio Refrigeri, dell’assessore comunale alle periferie Paolo Masini, e del direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio. Con loro, il responsabile del dipartimento internazionale e il vicepresidente di Legambiente, Maurizio Gubbiotti e Edoardo Zanchini, il vicepresidente del Kyoto club Francesco Ferrante, e il responsabile energia della Sapienza Livio De Santoli. Infine, una lunga lista di ricercatori, responsabili di enti e progetti di ricerca, rappresentanti delle associazioni di categoria e imprenditori del settore energetico.
“Il Lazio – spiega Valentini – ha un piano energetico regionale che risale al 2001, quando ancora non era partita la crescita impetuosa delle rinnovabili che ha portato in regione 40mila impianti installati su 550mila complessivi presenti nostro Paese. La produzione delle rinnovabili elettriche ha raggiunto già nel 2012 circa il 13% sul totale della produzione elettrica, ben superiore all’11,9% previsto per il 2020 dal burden sharing (la suddivisione degli obiettivi di riduzione dei consumi energetici, dell’efficienza e delle rinnovabili). Il consumo di energia elettrica – prosegue Valentini – è diminuito dell’1,4% tra il 2011 e il 2012: un dato differenziato che vede da una parte il forte calo nell’industria (8% in meno, dovuto alla crisi, piuttosto che ad interventi di efficientamento) e dall’altra l’aumento dei consumi nel terziario e nel settore domestico, in parte attribuibili alla diffusione delle pompe di calore elettriche per il riscaldamento/raffreddamento ambientale. Per quanto riguarda il gas naturale, nel Lazio sono stati distribuiti 3.885 milioni di metri cubi rispetto agli oltre 5.270 milioni del 2008. Metri cubi che diminuiscono nel settore industriale (da 677 a 634) e in quello termoelettrico (da 2.455 a 1.012). Crescono invece nelle reti di distribuzione (essenzialmente per uso domestico) passando da 2.136 a 2.237. Un crollo del 26% dei consumi totali dovuto soprattutto all’entrata in funzione della centrale a carbone di Civitavecchia e alla crisi industriale. Trend simili per quanto riguarda il petrolio, dove i consumi registrano lo stesso andamento del resto della Penisola. C’è stato inoltre un crollo di quasi il 50% dei consumi di benzina e olio combustibile, mentre sono aumentati il gasolio, il GPL e i lubrificanti. Nello stesso tempo, gli impianti termoelettrici tradizionali hanno mediamente funzionato solo per 2.210 ore/anno, su un totale di 8.765. Questo perché la maggior parte degli impianti obsoleti non sono più competitivi”.
“Abbiamo bisogno di reti intelligenti, produzione rinnovabile e distribuita, autoproduzione e nuove forme sociali di aggregazione per l’acquisto delle commodities energetiche.
A ben 13 anni dal primo Piano energetico regionale del Lazio – sottolinea il capogruppo di Per il Lazio – è ora di fare i conti con la rivoluzione copernicana che ci ha portato dall’era dei fossili a quella dei prosumer, cioè da cittadini utenti a cittadini produttori e consumatori di energia. Non trascurando le possibili importanti implicazioni per l’occupazione e l’economia che una rinnovata attenzione dell’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti potrebbe comportare per l’intero sistema regionale. Solo in termini di fondi comunitari, nei prossimi anni sono infatti disponibili 2,7 miliardi, comprensivi di cofinanziamento nazionale e regionale, per attivare filiere produttive nuove. Mentre rimane la necessità di centrare gli obiettivi europei e nazionali per ridurre le emissioni di gas serra, valutando quali siano le azioni aggiuntive da mettere in campo tenendo conto del tessuto economico, produttivo e sociale della regione. Questo per far si’ che la riduzione della CO2 sia accompagnata da una crescita della qualità della vita, dell’occupazione e delle imprese, prevenendo o affrontando con trasparenza e correttezza i conflitti sociali.
Il mondo si sta interrogando sul futuro del Pianeta e la necessità improcrastinabile di ridurre le emissioni di gas serra e passare velocemente ad una società a bassa intensità di carbonio. La nostra Regione, seconda come PIL in Italia e paragonabile alle economie europee di altri Paesi europei come Irlanda, Portogallo e Ungheria, deve saper esprimere una strategia energetica sostenibile e protagonista in Europa. Oggi le nuove tecnologie, i sistemi di distribuzione, il controllo intelligente dei consumi ci permettono – conclude Riccardo Valentini – di riconsiderare il costo energetico delle rinnovabili e dell’efficienza energetica inferiore o paritario a quello di combustibili fossili. Il mondo, anche delle economie emergenti, guarda alla green economy come una straordinaria opportunità di sviluppo. E la nostra Regione punta a stare al passo con i tempi e ad essere protagonista di un futuro sostenibile”.
“Nel Lazio – ha detto Cristiana Avenali, – occorre ridisegnare priorità e scelte orientandole in senso ambientale e di salvaguardia della salute e della nuova occupazione. Le domande a cui i protagonisti della conferenza energetica regionale devono rispondere sono numerose. Dobbiamo accontentarci di raggiungere gli obiettivi attribuiti al Lazio per il burden sharing verso il 20-20-20, oppure è utile andare oltre, nell’interesse dei cittadini, delle pubbliche amministrazioni e delle imprese laziali? Molto ancora si può fare per la produzione di energia rinnovabile distribuita, semplificando le autorizzazioni per il solare termico e il fotovoltaico sui tetti, così come proporre obiettivi alti per gli edifici regionali e degli ospedali. Ma rimangono aperti dei temi su cui pensiamo si debba dare risposta ai cittadini, a cominciare – evidenzia il consigliere Avenali – dalla necessità di chiudere gli impianti maggiormente inquinanti per la produzione di energia, sempre meno necessari”.
La Regione ha già sottoscritto un accordo di programma con l’Enea per realizzare il nuovo piano energetico. Nello stesso tempo, ha lavorato sul tema dei green pubblic procurament (GPP), gli acquisti verdi per la pubblica amministrazione, e infine ha messo a bando nel settembre dello scorso anno 25 milioni per la riqualificazione degli edifici pubblici e 50 milioni per un fondo di promozione dell’efficienza energetica e della produzione di energia rinnovabile. “È evidente che tutto ciò non è sufficiente per accelerare la transizione energetica – concludono capogruppo e consigliere del gruppo Per il Lazio – per questo abbiamo chiesto, durante il dibattito sulla legge di stabilità, che nel collegato venissero aumentati i fondi destinati alle energie sostenibili: rinnovabili, mobilità nuova, riqualificazione energetica. Serve poi un intervento deciso per l’innovazione delle reti di distribuzione perché possano rispondere all’ esigenza della produzione diffusa”.

