Viterbo – La villa dei misteri svela la sua origine (video – fotocronaca).
È plausibile ipotizzare che nella prima fase costruttiva (XII-XIII secolo) il complesso fosse stato creato a scopo strategico difensivo, o comunque di controllo. Oltre alle misure dei conci in peperino di alcune strutture murarie, diversi sono gli elementi che confermano una tale ipotesi: innanzitutto bisogna tener presente la vicinanza del complesso stesso a una strada che, se ancora non rappresentava (come è oggi) la direttrice della via Cassia, certo collegava Viterbo a Vetralla. Anche la via Ciminia era in stretta connessione con la zona, visto che appena fuori porta S. Leonardo il suo tracciato – oggi interrotto dal grande vallo della ferrovia Roma-Viterbo – riprendeva in direzione della vicina torre di S. Biele e da lì saliva alla Montagna Vecchia seguendo l’attuale via del Roncone.
Secondo il catasto Gregoriano del 1870 la tenuta risulta di proprietà della famiglia De Gentili; la contrada è detta di Madonna Cornelia. Questo toponimo è da motivarsi con l’importanza e il prestigio che assunse verso la fine del XVI secolo Donna Cornelia Nini De Valentibus, ricca e pia vedova viterbese che si trovò a gestire tutti i beni di famiglia, molti dei quali concentrati proprio su questo versante della città.
Dal tipo di fattura delle sculture che costellano il sito e dalla precisa scelta di figure mitologiche possiamo pensare di datarne la realizzazione proprio sul finire del XVI secolo: in questo momento, quando la destinazione originaria del complesso viene ormai a decadere, lo si comincia a sfruttare come casino di villeggiatura o di caccia, con la creazione del giardino e delle fontane e l’aggiunta di decorazioni di un certo rilievo.
Si può immaginare lo spettacolo che doveva presentarsi a chi giungesse alla tenuta dalla strada: piante da frutto, zampilli d’acqua e coltivazioni varie. Il sentiero, che raggiunge la tenuta attraversando il ponte, conduceva al giardino, posto a nord del complesso; da qui una rampa di scale portava direttamente a una seconda gradinata fino alla porta d’ingresso originaria. Un altro sentierino passava invece tra la scultura del leone e la fontana e conduceva nella zona a est del casino di caccia.
Quanto al sistema di allegorie rappresentato dalle statue, si può con certezza affermare che la scultura collocata nell’angolo nord-est raffiguri Ercole: la clava è infatti uno dei simboli distintivi che accompagnano l’eroe in molte raffigurazioni; è inoltre noto il suo legame con le origini leggendarie della città di Viterbo. Il nome di Ercole è accostato fin dal XII secolo al primo nucleo abitativo del Colle del Duomo (detto Castello d’Ercole proprio perché sorto, secondo la tradizione, sui resti di un tempio a lui dedicato).
L’intenzione di celebrare la città è evidente anche nella scultura che raffigura il leone con lo stemma: già negli emblemi più antichi di Viterbo, infatti, è puntualmente raffigurata da tale belva, figura tradizionalmente riconducibile allo stesso a Ercole, per via del leggendario esemplare ucciso dal Nostro nella selva Nemea.
Nella fontana a nord del giardino, il chiaro riferimento a una divinità delle acque, o dei fiumi, rappresenta un modello largamente utilizzato nel ‘500 che ben si addice a un complesso in cui la risorsa idrica assume un ruolo assai rilevante. Anche qui: l’assenza di alcune delle caratteristiche tipiche del dio Tevere (la lupa con Romolo e Remo e la ghirlanda di fiori sul capo) lascia in dubbio sulla precisa intenzione di celebrare un fiume in particolare. L’assenza di tali simboli, così marcatamente dedicati alla potenza della città di Roma, può spiegarsi proprio con la intenzione di celebrare il Genius Loci viterbese.
Il sistema idrico era composto da un bacino di raccolta e una lega ed era finalizzato ad alimentare le tre fontane presenti nonché a irrigare gli orti e i campi antistanti; si trova tra il complesso architettonico e la rupe, sul versante orientale. A circa 40 m a sud il fosso Roncone attraversa la proprietà.
Marilisa Biscione
Assegnista di Ricerca Cnr-Ibam (istituto per i Beni archeologici e monumentali) e guida turistica
“Ci vediamo da Madonna Cornelia”
L’appuntamento è per domenica 6 aprile alle 10 in strada Cassia Sud ai piedi dell’ufficio postale all’imbocco di Via Ferroni a Viterbo.
Davide Ghaleb editore e la Banda del racconto presentano “Ci vediamo da Madonna Cornelia”, passeggiata/racconto nel dimenticato insediamento di Ponte dell’Elce (XII-XVI secolo) di e con Antonello Ricci “pillole” storico-artistiche di Marilisa Biscione e Giuseppe Romagnoli con la partecipazione di Pietro Benedetti.
Divagazioni su e giù per i saggi di Marilisa Biscione
“L’insediamento in località ponte dell’Elce: analisi del complesso architettonico medievale e rinascimentale» e «Contributo allo studio topografico del suburbio di Viterbo tra medioevo e prima età moderna: la valle del fosso Roncone», Studi Vetrallesi 15, pp. 30-36 e 55-56 (Davide Ghaleb editore 2006)
Biglietto: acquisto di un libro a scelta dal ricco catalogo di Dg editore
Evento realizzato in collaborazione con Museo della Città e del Territorio e Paper Moon, agenzia viaggi e T.O.





