Viterbo – Potrebbe avere le ore contate la latitanza di Gianfranco Fiorita.
Il dentista che nell’ottobre del 2010 sparì nel nulla lasciando a secco clienti e colleghi da un giorno all’altro, dopo quasi quattro anni trascorsi dall’altra parte dell’oceano Atlantico, è finito nuovamente nei guai.
Sembra infatti che la sua compagna, pare diventata ormai anche sua legittima consorte, lo abbia denunciato per maltrattamenti. Non si conoscono i dettagli della vicenda con precisione, ma ciò che è certo è che Fiorita è stato rinchiuso nel carcere di una cittadina paraguayana a 50 chilometri dalla capitale Asunciòn.
Gli inquirenti sudamericani, risaliti con facilità alla storia del dentista, imputato in Italia di appropriazione indebita, gli hanno ritirato il passaporto e disposto l’espulsione dal Paraguay. La moglie, nel frattempo, ha ritirato la querela nei suoi confronti, ma ormai l’arresto era scattato e di conseguenza anche l’iter successivo di rimpatrio.
La decisione, datata 1 aprile, è stata resa nota ieri all’avvocato Roberto Alabiso, proprio nel giorno in cui la vicenda di Gianfranco Fiorita è tornata in tribunale per continuare l’ascolto dei testimoni dell’accusa.
“Finalmente ho capito perché non riuscivo a contattare il mio cliente da mesi – commenta il legale -. L’ultima volta lo avevo sentito prima di Natale, poi più niente. Evidentemente non poteva farsi vivo perché era in carcere in Paraguay”.
E proprio a causa di questo episodio, la latitanza di Fiorita dovrebbe ormai essere agli sgoccioli. “Se in Paraguay hanno disposto l’espulsione e proceduto al ritiro del passaporto, come richiesto dall’Italia in seguito alla sua fuga – spiega l’avvocato Alabiso -, immagino che la polizia sudamericana lo imbarcherà sul primo volo per l’Italia, rispedendolo qui”.
A quel punto, una volta atterrato a Fiumicino, con molta probabilità ci saranno ad attenderlo gli uomini della polizia che hanno indagato sulla vicenda dell’appropriazione indebita.
Intanto ieri pomeriggio, di fronte al giudice Eugenio Turco, è stato ascoltato un altro gruppo dei tantissimi testimoni dell’accusa, quasi tutti vittime del dentista.
La storia è quasi sempre la stessa per ognuno di loro. Gianfranco Fiorita faceva dei preventivi ai suoi clienti per i lavori di ortodonzia di cui avevano bisogno. Quando le cifre erano molto alte, di solito dai cinquemila euro in su, proponeva loro di affidarsi a una finanziaria così lui riceveva subito la somma totale e i pazienti dilazionavano la spesa in più rate.
Il 14 ottobre 2010 però Fiorita è sparito nel nulla lasciando decine e decine di persone con denti da curare, apparecchi da finire e impianti da mettere a punto: 79 le persone offese, 49 quelle costituitesi parte civile nel processo.
Secondo il pubblico ministero Stefano D’Arma il professionista sarebbe partito con 660mila euro tra i soldi dei suoi soci, le caparre degli aspiranti stagisti e i pagamenti dei clienti. Una cifra che invece, secondo la difesa dell’avvocato Alabiso, sarebbe molto più esigua se si considerano, ad esempio, le somme guadagnate in maniera trasparente con i lavori portati a termine ai pazienti.
Il processo continuerà il 22 maggio e per la prima volta dal 19 luglio 2012, quando sono iniziate le udienze in tribunale, Fiorita potrebbe sedersi accanto al suo legale sul banco degli imputati.
Francesca Buzzi

