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“Dietro la macchina del fango grosse responsabilità politiche”

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Francesco Battistoni

Francesco Battistoni

Angela Birindelli

Angela Birindelli

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Parte civile contro Birindelli e Gianlorenzo? Assolutamente sì.

Francesco Battistoni presenta il conto con gli interessi. Chiederà i danni all’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli e al giornalista Paolo Gianlorenzo, convocati il 30 giugno davanti al gup per l’inizio dell’udienza preliminare su macchina del fango e Vinitaly.

Scelta scontata. Ma anche inevitabile. “Ho già dato mandato al mio avvocato, che penserà a tutto – afferma l’ex capogruppo regionale -. Da quello che è emerso dagli atti d’inchiesta, non posso fare altrimenti. Hanno cercato di annientarmi. Se questi erano i compagni di partito e di viaggio, dovevo guardarmi meglio intorno”. 

Di quel gioco al massacro, Battistoni era il bersaglio preferito. La quotidiana macchina del fango ai suoi danni sul giornale di Gianlorenzo era condita con frasi e sms minatori, puntualmente trascritti dagli investigatori. Qualche esempio: “E’ meglio morire di cancro che avere un nemico come me”. “Se ti posso fare del male ti farò del male”. Avvertimenti da Gianlorenzo, diretti o per interposta persona. Come nel caso del messaggio all’ex direttore del Nuovo Corriere viterbese, un tempo edito dall’imprenditore della sanità Roberto Angelucci, in cui Gianlorenzo parlava di Battistoni e annunciava una sfida che avrebbe portato sangue.

Accanto a lui, nelle ipotesi della procura, Angela Birindelli. Amica di Battistoni fino a prima di prendere il suo posto all’assessorato regionale all’agricoltura.

“Proprio oggi (ieri, ndr) ricorrono quattro anni dalla mia nomina ad assessore regionale all’Agricoltura”, ricorda Battistoni. Una nomina ritirata per questioni di quote rosa, con la Birindelli piazzata al suo posto e lui in commissione Agricoltura. Da lì in poi è guerra aperta.

In questa cornice si inserisce la macchina del fango. Una raffica di articoli contro il consigliere regionale, secondo lo schema costruito dagli inquirenti: Birindelli vuole la scena politica per sé, Gianlorenzo i soldi dal suo assessorato.

Al di là delle responsabilità giudiziarie, c’è anche chi ha la sua bella parte di responsabilità politica – spiega Battistoni -. Qualcuno prima o poi dovrà mettersi una mano sulla coscienza. Sembra che chi a quel tempo faceva l’assessore regionale abbia fatto di tutto per rovinarmi e non si capisce perché. Nessuno l’ha fermata. Nessuno gliene ha chiesto conto, dal punto di vista politico. La Polverini avrebbe potuto sicuramente approfondire meglio i fatti. Ma, per quanto mi riguarda, gli errori politici sono stati più di uno e servirebbe una valutazione politica attenta”.

Battistoni non si riferisce solo all’inchiesta Gianlorenzo-Birindelli. Per lui, il fascicolo della macchina del fango fa il paio con l’altra inchiesta su “Francone” Fiorito e le fatture false, pompate per screditare Battistoni e il suo gruppo con la scusa delle “spese pazze”. In pratica, solo una variazione sul tema della macchina del fango.

“Ho denunciato gli ammanchi nelle casse del gruppo, portando avanti una battaglia di onestà. L’eco è risuonata in tutta Italia con le inchieste sullo sperpero di denaro nei gruppi regionali. Se un sistema è caduto il merito è anche mio. Cosa ho ottenuto? Sulla stampa, la solidarietà di pochissimi: Aurigemma, Gramazio e Fratelli d’Italia. Ma soprattutto rischiavo di rimetterci carriera e famiglia”.

Una fattura falsa lo colpiva negli affetti, insinuando un finto weekend in camera matrimoniale con la segretaria. Ma Battistoni non ha dimenticato neanche il dossier che Gianlorenzo voleva consegnare in Regione, con le intercettazioni dell’inchiesta Asl: l’ex capogruppo Pdl non era indagato, ma il giornalista pensava comunque di sfruttare quelle carte a suo vantaggio.

Ogni cosa a suo tempo. Ora la costituzione di parte civile. Appena possibile, una conferenza stampa sui mandanti della sua rovina politica. O su chi non l’ha impedita. “Sto approfondendo una serie di carteggi: negli atti di indagine dell’inchiesta su Fiorito ci sono telefonate che svelano grosse responsabilità politiche dietro quello che è successo. Anche di persone che tuttora fanno politica. Ne parlerò appena possibile, in pubblico e con dovizia di particolari, per far capire cosa ho passato in quel periodo”. 

Quanto alla macchina del fango, Battistoni vuole solo “giustizia e verità”. “Chiedo che mi venga restituita la mia immagine. Nient’altro” afferma.

Stefania Moretti


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